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di Pierluigi Piccini
L’acquisto del PalaOrlandi esce di scena, almeno per ora. Lo ha annunciato il vicesindaco Michele Capitani in Commissione Affari generali. Il Documento unico di programmazione arriverà in aula con un emendamento d’ufficio che cancella ogni riferimento all’impianto del Costone e lascia in piedi soltanto 350mila euro di asfaltature in via di Fontanella e via delle Sperandie. Qualcuno lo chiamerà senso di responsabilità. A me sembra piuttosto l’ennesima prova di un modo di governare che procede per annunci e aggiustamenti in corsa, invece che per scelte preparate e condivise.
Il merito della vicenda è già discutibile. Si trattava di spendere un milione di euro per un palazzetto che non si trova nemmeno nel territorio comunale, ma a Montarioso, nel Comune di Monteriggioni. Ma il vero problema è un altro. Il Dup doveva essere approvato entro il 15 luglio. Arriva in ritardo, e arriva legato a un’operazione che non era stata costruita politicamente né spiegata alla città. Quando le polemiche sono montate, la Giunta non ha fatto la cosa più semplice e più seria, cioè ritirare l’atto e ripresentarlo pulito. Ha scelto di farlo votare in Commissione così com’era, annunciando che in aula sarebbe stato diverso. I commissari si sono trovati a esprimere un parere su un documento che, nelle intenzioni dichiarate, non esisteva già più. Il presidente del Consiglio ha dovuto precisare che l’emendamento si può fare solo in aula. Il consigliere Masi ha ricordato che il Dup è il presupposto del bilancio di previsione e non un contenitore da svuotare a piacimento, e ha posto il tema di un nuovo parere dei revisori.
Il dato politico più eloquente è il risultato finale: quattro a quattro, cioè parere negativo. Una maggioranza che non riesce a far passare in Commissione il principale atto di programmazione dell’ente ha un problema serio di tenuta. Lo conferma il voto di Falorni, favorevole ma condizionato al rispetto degli impegni del vicesindaco. È un voto sotto riserva espresso dall’interno della maggioranza stessa. La frase del capogruppo di Fratelli d’Italia, secondo cui l’amministrazione non sarebbe lì per cercare i numeri, suona più come un’ammissione di debolezza che come una prova di forza. Pesa anche l’assenza della sindaca. La scelta di acquistare il PalaOrlandi era sua, e il passo indietro avrebbe dovuto spiegarlo lei, non affidarlo a chi la sostituisce.
Si dirà che fermarsi davanti a un’operazione contestata è meglio che tirare dritto per orgoglio. È vero, ma una correzione di rotta ha valore solo se è netta. Qui non lo è. L’acquisto sparisce dal Dup ma non dall’orizzonte: nessuno dice se il progetto è abbandonato o soltanto rinviato, e i tempi slittano senza che sia chiaro verso dove. Così l’amministrazione paga il prezzo politico della retromarcia senza ottenere il beneficio della chiarezza. Resta l’immagine di atti consegnati ai consiglieri in caratteri così piccoli da essere illeggibili, come ha lamentato lo stesso Falorni, e di una consigliera che dall’ultima fila chiede se si stia votando al buio.
Governare una città come Siena richiede l’opposto di tutto questo. Servono programmazione nei tempi, operazioni preparate prima di essere annunciate, rispetto delle procedure e del Consiglio. Senza questo, ogni scelta diventa un azzardo e ogni passo indietro una ferita. Le scorie di questo braccio di ferro le misureremo nei prossimi mesi. Ma la lezione è già chiara: non si può amministrare inseguendo le polemiche. Bisogna anticiparle con il lavoro serio, quello che si fa prima di entrare in aula.





