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La vertenza PayCare ha mostrato con chiarezza due posture diverse.
La maggioranza ha scelto una linea di gestione istituzionale della crisi: prudente, difensiva, ma coerente con il proprio ruolo. Ha riconosciuto la gravità della situazione, ha richiamato la storia lunga e irrisolta dell’azienda e ha legittimato il percorso definito al tavolo ministeriale come l’unico oggi praticabile. Nessuna promessa fuori scala, nessuna forzatura: presenza, accompagnamento e raccordo tra livelli istituzionali.
Lorenza Bondi ha invece esercitato una funzione di pressione politica, portando la vertenza in Consiglio comunale e dando voce al disagio concreto dei lavoratori. Ha chiesto chiarimenti su cassa integrazione e politiche attive, sollecitando tempi certi e garanzie operative. Un ruolo di rappresentanza e incalzamento, che però non ha messo in discussione l’impianto complessivo delle soluzioni già individuate, restando dentro il perimetro definito da azienda, sindacati e ministero.
Due ruoli diversi, entrambi leggibili: da un lato la gestione istituzionale della crisi, dall’altro la pressione politica. Nessuno dei due, però, ha aperto un vero terreno alternativo rispetto allo scenario già scritto.



