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di Pierluigi Piccini
Ho conosciuto Pietro Cinotti come si conoscono le persone importanti nelle piccole città: per gradi, attraverso incontri casuali, saluti per strada, qualche scambio rapido che col tempo si trasforma in qualcosa di più solido. Quando ero sindaco, e poi negli anni del consiglio comunale, Pietro era una presenza — nel senso pieno della parola. Non invadente, mai. Ma là dove Siena si mostrava, lui c’era, con la sua macchina fotografica e quella discrezione professionale che è già, di per sé, una forma di rispetto.
Ci siamo incontrati tante volte nelle occasioni ufficiali, nelle cerimonie, nei momenti in cui la città chiedeva di essere raccontata per immagini. E ogni volta ho potuto apprezzare non solo la competenza — che era fuori discussione — ma quella qualità più rara: la capacità di stare nel mezzo degli eventi senza mai sovrastarli, di servire la realtà invece di piegarla a sé. Una modestia che non era rinuncia, ma stile.
Pietro Cinotti ha attraversato decenni di vita senese con la macchina fotografica in mano. Ha lavorato per La Nazione, per l’Accademia Chigiana, per l’APT, ha documentato concerti e Palii, ha riempito calendari e pubblicazioni con immagini che oggi sono patrimonio collettivo. Alcune sue fotografie non appartengono più a lui: appartengono a Siena. La Contrada della Torre custodisce ancora una sua gigantografia come simbolo di una vittoria — e questo dice tutto su quanto la sua arte si sia fatta memoria condivisa.
Quel che più mi colpiva in lui era la curiosità, che non ha mai smesso di essere viva. È passato dalla pellicola al digitale con entusiasmo genuino, ha abbracciato la telefoto, poi il drone, senza mai cedere alla nostalgia immobile di chi rimpiange il passato. Sapeva che la tecnica è solo uno strumento, e che la parte più importante di una macchina fotografica è chi le sta dietro. Lui lo dimostrava ogni volta.
Lo ricordo con affetto e con gratitudine. Gratitudine per le immagini che ci ha lasciato, certo — ma anche per il modo in cui le ha scattate: con rispetto per le persone, per i luoghi, per la storia. Con l’occhio e il cuore allo stesso piano.
Alla sua famiglia va il mio pensiero più sincero.





