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IN FASE DI REALIZZAZIONE UN NUOVO STABILIMENTO PRADA A PIANCASTAGNAIO
Sabrina Busiri Vici
Il Gruppo Prada ha celebrato venerdì a Scandicci, comune del fiorentino, il 25esimo anniversario della Prada Group Academy. Una giornata dedicata alla strategia industriale e agli investimenti sul territorio italiano. Un dato su tutti: ulteriori 60 milioni di investimenti nel 2025 per internalizzare la produzione. Tra i progetti attualmente in corso figurano la realizzazione di un nuovo stabilimento a Piancastagnaio (Siena), l’ampliamento del sito produttivo di Foiano (Arezzo), il potenziamento dello storico stabilimento Church’s a Northampton, nel Regno Unito, e la creazione di un nuovo polo della maglieria a Gubbio: un’iniziativa che rafforza ulteriormente la presenza del Gruppo nel Centro Italia e, in particolare, in Umbria. “Gli investimenti a Gubbio, sono la necessaria complementarietà di quanto esiste già a Torgiano, e questo ci consente di chiudere la filiera”, è la precisazione dell’amministratore delegato del Gruppo, Andrea Guerra.
Il Gruppo
Secondo il report del 30 giugno, la struttura industriale del Gruppo conta 25 siti, di cui 23 in Italia, per un totale di 15.433 dipendenti: 4.167 sono impegnati direttamente nella divisione industriale a livello globale. Dal 2019 alla fine del 2024, Prada ha investito oltre 200 milioni di euro per valorizzare la propria filiera; nel 2025 sono previsti ulteriori interventi, come già detto. Un modello supportato da un’integrazione verticale sempre più forte, soprattutto nella maglieria: tra le operazioni recenti, l’acquisizione del 40% di Filati Biagioli nel 2021 (in partnership con il Gruppo Zegna) e, nel 2023, l’ingresso con una partecipazione del 15% ciascuno nella Luigi Fedeli e Figlio srl, azienda specializzata in maglieria Made in Italy di alta qualità.⸻ E Martedì farà il suo ingresso nel Gruppo il marchio Versace.
L’Academy
Da oltre un quarto di secolo la Prada Group Academy rappresenta un presidio di tutela dell’artigianato e un incubatore di talenti attraverso investimenti mirati nella formazione. La sua missione è preservare il know-how tecnico dell’industria della moda di lusso, trasmettendolo alle nuove generazioni. I valori fondanti dell’Academy includono la creazione di valore nei territori, con percorsi formativi avviati direttamente nelle regioni in cui sorgono gli stabilimenti del Gruppo, offrendo opportunità concrete di inserimento professionale. Le sedi dell’Academy sono distribuite in quattro regioni: Toscana, Marche, Veneto e Umbria e proprio quest’ultima è al centro di un nuovo sviluppo dedicato ai profili tecnici della maglieria.
Colletti bianchi
e colletti blu
La giornata celebrativa ha visto intervenire sul palco, intervistati dallo youtuber Marcello Ascani, il ceo di Prada, Andrea Guerra, il chief marleting officier (cmo) e responsabile della Corporate Social Responsibility, Lorenzo Bertelli, e due giovani entrati recentemente nei percorsi di formazione: Leonardo Nesi e Francesca Rettori.⸻
La prima domanda rivolta ai due giovani è stata semplice ma cruciale: chi ve l’ha fatto fare?. Perché, oggi, scegliere un lavoro manuale non è affatto scontato.“Cercavo basi solide”, racconta Francesca. “Ho sempre amato creare con le mani, vedere qualcosa crescere passo dopo passo”. Oggi Francesca cuce in linea, con una precisione che lei stessa definisce “impensabile” fino a poco tempo fa. Leonardo è arrivato alla manifattura per curiosità: “Volevo capire cosa c’è dietro una borsa. Credevo di avere un’idea, ma entrando in Prada ho scoperto un mondo”. Entrambi concordano su un punto: nella manifattura si impara ogni giorno, e non si tratta affatto di un lavoro ripetitivo, ma di un mestiere che richiede concentrazione, studio, sensibilità. Guerra, intervenendo, chiarisce cosa significhi oggi “manifattura” nel lusso: “Non parliamo di assemblaggio. L’80% del nostro lavoro lo fanno le mani. La pelle è un materiale vivo, non esistono due pezzi uguali. L’attenzione al dettaglio diventa tutto”. Un approccio che conferma il valore del Made in Italy e del modello dei distretti: “È il nostro patrimonio culturale”. Ma per arrivare a padroneggiare questo mestiere serve tempo: “Nel lusso non puoi avere fretta. Dopo tre mesi non fai una borsa. L’Academy dà le basi, poi serve un accompagnamento lungo”.⸻Quindi come rendere la manifattura un’opzione appetibile per i giovani? Per Bertelli, la questione è culturale: “Per anni il marketing ha raccontato solo i colletti bianchi. Ma oggi la tecnologia sta sostituendo proprio quei ruoli. I lavori manuali specializzati, invece, hanno un valore crescente: falegnami, elettricisti, artigiani. Sono insostituibili”. Oggi il tema dei redditi smentisce uno stereotipo radicato: in molti settori, anche negli Stati Uniti, gli stipendi dei colletti blu superano quelli degli impiegati. “Il saper fare con le mani sarà un tesoro preziosissimo nei prossimi vent’anni”, afferma.⸻
Un altro elemento centrale è la cultura aziendale di Prada. “Siamo una grande famiglia”, dichiara Bertelli. “Spesso non ci rendiamo conto del privilegio di lavorare in un ambiente sano”. Il Gruppo ha sviluppato un sistema di welfare che comprende servizi sanitari, assicurazioni, supporto alla genitorialità e iniziative che coinvolgono le famiglie dei dipendenti. Guerra aggiunge: “Se vogliamo guardare al 2030 dobbiamo dare contenuto al lavoro. La polivalenza sarà fondamentale: chi oggi cuce, domani deve saper fare altro. È così che si dà dignità e futuro al mestiere”.⸻
Il museo
Per consolidare l’identità del distretto, il Comune di Scandicci sta collaborando con Prada per un progetto ambizioso: la creazione di un hub tecnologico dedicato alla cultura della pelle e della borsa, una sorta di museo dell’artigianato contemporaneo. L’idea prevede uno spazio suggestivo: un giardino sospeso di 400 metri per 60 sopra la galleria dell’A1, un investimento da 400 milioni di euro. “Un luogo che non esiste in Europa. Vogliamo che diventi il punto di unione tra città e produzione”, afferma la sindaca Claudia Sereni.⸻
Le proiezioni
Le proiezioni indicano che entro il 2028 saranno necessarie 270.000 nuove figure specializzate nella manifattura, di cui 75.000 solo nel lusso. Attualmente l’offerta copre circa la metà del fabbisogno. Guerra, però, mantiene un atteggiamento fiducioso: “Vedo nelle nuove generazioni una ricerca di equilibrio, un desiderio di un lavoro non alienante. La nostra responsabilità è costruire percorsi lenti, seri, umani. Se oggi non pensiamo al 2030, siamo finiti”.





