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1 Febbraio 2026In un articolo pubblicato su la Repubblica (Robinson, 1 febbraio 2026), Shalom Auslander riflette sulla fragilità morale delle società democratiche a partire da un’esperienza personale: il ritrovamento del diario di un soldato tedesco dei primi anni Quaranta, privo di qualsiasi traccia esplicita dell’orrore che stava avvenendo intorno a lui. Da questo scarto tra vita ordinaria e tragedia storica nasce una riflessione sulla “banalità del male” e sui meccanismi che permettono all’ingiustizia di affermarsi senza clamore.
Auslander mette in relazione questa dinamica con l’America contemporanea, in particolare con gli anni dell’amministrazione Trump, descrivendo un processo di assuefazione alla menzogna, alla paura e alla delegittimazione della verità condivisa. Secondo l’autore, il potere non si impone solo con la forza, ma attraverso la ripetizione di narrazioni false che finiscono per apparire normali.
Il punto centrale dell’articolo è la critica all’illusione consolatoria secondo cui “noi saremmo diversi”. Senza stabilire equivalenze storiche, Auslander sostiene che i meccanismi psicologici che portarono altre società sull’orlo dell’abisso – conformismo, autoassoluzione, rinuncia alla responsabilità morale – sono sempre potenzialmente attivi.
L’articolo si chiude con un monito: il vero pericolo per la democrazia non è il male eccezionale e spettacolare, ma quello che diventa quotidiano, accettabile, ordinario. Proprio per questo, più difficile da riconoscere e da contrastare.





