Da 200 anni ci invita a cambiare perché ci insegna a cogliere, con gli occhi e con la più straordinaria formula chimica, il nostro cambiamento. E la fotografia come metamorfosi perenne, inversamente proporzionale alla sua persistenza, è il tema della 15esima edizione del MIA Photo Fair, sostenuta da BNL BNP Paribas e Deloitte, aperta a Milano dal 19 al 22 marzo negli spazi del Superstudio Più, e diretta con luminosa energia da Francesca Malgara. Tema attualissimo, questo vitale trasformarsi del corpo e della mente, che ha suggerito di avviare, accanto a un ricchissimo programma di eventi e mostre, anche una serie di incontri sul collezionismo. All’origine è una domanda che incornicia e storicizza la presenza nei prossimi giorni di centoundici espositori e di un pubblico di visitatori che, dati dell’edizione 2025, ha raggiunto le tredicimila presenze. Ma quand’è che la fotografia è diventata un bene prezioso, quand’è che da realtà marginale si è trasformata, metamorfosi scintillante, in un autentico valore economico? In altri termini quand’è che la fotografia è stata accettata come forma d’arte, meritevole di quotazioni importanti, insomma di un vero mercato? La storia appassiona e a ripercorrerla in una serie di tre incontri promossi dalla Collezione Ettore Molinario saranno il prossimo 19 marzo, alle ore 17 al Superstudio Più, Annette Kicken e Howard Greenberg, tra i massimi galleristi al mondo, accompagnati nel racconto da Michael Diemar, collezionista egli stesso e direttore di The Classic, splendida rivista che segue con originalità e coraggio (è in formato cartaceo) il mondo della fotografia vintage (theclassicphotomag.com).
L’alba di una nuova era avviene qualche giorno prima di Natale, il 21 dicembre 1971, quando Sotheby’s, succursale di Belgravia nel cuore di Londra, include una serie di fotografie nella classica vendita di fine anno. A quell’inedita apertura la casa d’asta arriva onestamente per fame, tempi duri i primissimi anni 70, quando il mercato dei grandi Impressionisti è ormai esaurito e all’orizzonte si profila la crisi petrolifera. Nel tentativo di risanare il bilancio, Sotheby’s vende il suo marchio prestigioso a una multinazionale del tabacco, ma poco tempo dopo le sigarette Sotheby’s Special Reserve spariscono dalla circolazione. Contemporaneamente, vista la nuova economia di guerra in tempo di pace, molti londinesi cominciano a proporre alla stessa Sotheby’s oggetti belli ma di minor pregio. All’inizio la più antica casa d’asta al mondo, anno di nascita 1744, invita a rivolgersi altrove, poi intuisce il potenziale e inaugura la succursale di Belgravia. Howard Ricketts, allora esperto di armi indiane e islamiche, vicino di Bruce Chatwin negli uffici della sede centrale, ha l’intuizione, stimolata nel 1968 da una visita nel negozio di antichità di Charles Jackson e dalla scoperta di una scatola di ambrotipi, di inserire alcune fotografie nella “Collectors Sale” di Natale, tenuta a quel punto nella “marginale” Sotheby’s Belgravia. Il battitore, figura ormai leggendaria, è Philippe Garner, uno degli otto studenti a cui Sotheby’s aveva pagato una borsa di studio di 800 sterline per seguire il corso annuale in storia dell’arte, tenuto da Derek Shrub del Victoria&Albert, insegnante geniale e splendidamente antiaccademico. È un successo, Christie’s prende nota e pochi mesi dopo replica. Sotheby’s rilancia e il 4 dicembre 1973, sempre sotto la guida di Philippe Garner, annuncia l’asta “Early Photographic Images and Related Material”. In vendita, tra le meraviglie, una copia di Pencil of Nature e alcune immagini di Julia Margaret Cameron. In sala siede un agente di Arnold Crane, avvocato di Chicago che dal 1965 colleziona fotografia e che nel tempo raccoglierà più di dodicimila stampe del XIX e XX secolo, oltre a mille dagherrotipi e mille volumi legati alla storia della fotografia. Mancano all’appello, ma arriveranno velocissimi, altri due pionieri, potenti, Sam Wagstaff e Harry Lunn. Il “grande gioco” del collezionismo, quasi fosse un territorio vergine da conquistare, è una partita tra Londra, New York e Parigi.
A New York, Sam Wagstaff, classe 1921, Yale University, marinaio del D-Day sulla spiaggia di Omaha Beach, cultore di Rinascimento e Minimalismo americano, inizia a collezionare fotografia nel 1973 ed è una passione profonda, carnale, rivelatrice che nasce dall’incontro con Robert Mapplethorpe all’inaugurazione della mostra «The Painterly Photograph, 1890-1914», al MET. Amante di entrambi, di Robert e della gioia allora inedita e in fondo trasgressiva che offriva la fotografia, Wagstaff vende la collezione di pittura e dedica ogni risorsa all’acquisto del meglio dei fotografi americani, inglesi, francesi dell’Ottocento. I primi tesori saranno pubblicati da Andy Warhol su «Interview», numero di novembre 1975, interamente dedicato alla fotografia. A guidare Wagstaff è un altro storico giocatore, Harry Lunn, ex agente della Cia, gallerista tra Washington e Parigi, che guarda a caso proprio nel 1973 entra nel mercato della fotografia del XIX secolo, acquistando un prezioso album di Hill & Adamson, seguito da altri grandi dell’epoca. Se oggi parliamo di “vintage”, lo dobbiamo a Lunn che ha fissato con senso strategico le regole del mercato e che nel 1976 è stato il primo gallerista a presentare la fotografia ad Art Basel. Altre due date, nel 1979 Lunn è tra i fondatori dell’Association of International Photography Art Dealers, l’Aipad, e nel 1997 contribuisce all’organizzazione della prima edizione di Paris Photo.
A Parigi viveva André Jammes, altra figura centrale di quello che è passato alla storia come “The Eye Club”, nome inventato dalla storica americana Eugenia Parry per indicare i dodici pionieri che dal 1960 al 1989 hanno determinato la nascita e lo sviluppo del mercato della fotografia, e i nomi sono quelli di Gérard Lévy, Harry Lunn, Pierre Apraxine, Hugues Auxterier, François Braunschweig, Françoise Heilbrun, Philippe Néagu, Alain Paviot, Richard Pare, Sam Wagstaff, Robert Mapplethorpe, e appunto André Jammes. È sua una delle più autorevoli librerie antiquarie di Parigi, dove dai primi anni 60 compaiono, tra un volume e l’altro, anche alcune fotografie antiche. Nel 1999, a Londra, sede centrale questa volta, Sotheby’s organizza la prima, straordinaria vendita della Collezione Jammes di fotografia francese dell’Ottocento. Tra gli acquirenti, in incognito, c’è lo Sceicco Saud Al Thani del Qatar. Per la prima volta una fotografia, La Grande Vague di Gustave Le Gray, raggiunge la cifra record di 507.500 sterline. Tre anni dopo, a Parigi dal 21 al 22 marzo, Sotheby’s presenta altri due immensi capitoli della stessa collezione. L’asta è diretta da Philippe Garner. In sala c’è la seconda generazione di “giocatori”. Tra questi Michael Hoppen, uno dei più raffinati galleristi inglesi. L’anno scorso aveva uno stand al MIA. La storia continua.
MIA Photo Fair BNP Paribas
Milano, Superstudio Più
Dal 19 al 22 marzo
Sito web: miafairbnpparibas.it







