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24 Febbraio 2026Santa Maria della Scala «Cambiare lo statuto è solo una foglia di fico La verità è un’altra…»
Pierluigi Piccini ex sindaco di Siena ha particolarmente a cuore il futuro di questo straordinario luogo di memoria e di cultura
di Michela Berti
SIENA
Pierluigi Piccini scusi, ma quando si parla del Santa Maria della Scala le si chiude la vena.
«No, non è assolutamente vero, Non mi interessa la carriera di Leone (Cristiano Leone presidente, ndr) mi interessa sapere che fine farà il Santa Maria della Scala».
C’è un presidente che tra l’altro lo fa gratuitamente. Le pare giusto?
«Questo è uno dei motivi che sta dietro al cambiamento dello statuto. Quello precedente prevedeva che doveva essere il consiglio di amministrazione a stabilire l’eventuale compenso. Però vorrei fare chiarezza su un punto. Posso?». Dica «Il vecchio statuto stabiliva che il direttore generale eseguiva le indicazioni del cda, il presidente è responsabile della tenuta del cda che dà le indicazioni al direttore generale. Nessuno vieta che il direttore generale possa fare delle proposte al cda».
Scusi, ma perché chiarisce questa cosa?
«Perché lui (Leone, ndr) ha sostituito il direttore generale in termini di proposta, cosa che non poteva fare».
Ora però c’è a un nuovo statuto, serviva un cambiamento.
«Lo statuto non era iscritto Registro Nazionale del Terzo Settore perché è rimasto fermo mesi e mesi dal notaio. Ora dicono che il nuovo statuto permetterà ai privati di entrare, ma questo era già possibile. Altrimenti quelli che hanno contribuito ed anche lo stesso Ministero come avrebbe fatto a dare i finanziamenti?».
Qual è la sua rabbia?
«Voglio che si dica la verità, perché qui c’è un discorso palingenetico». Che paroloni… «Mi spiego meglio. Cosa doveva fare il Comune dopo che le candidature di Leone non sono andate avanti? Doveva rilanciare il Santa Maria trovando un colpevole. Ovvero? Il vecchio statuto».
Va bene, abbiamo capito. Ma ora c’è anche un masterplan. «Lei lo ha visto?
No, perché nessuno lo conosce. I masterplan non si fanno con la narrazione, si fanno con i numeri, con i piani triennali. Sa qual è il vero problema?».
Immagino che ce lo dirà lei…
«Il problema è che in tre anni cosa è stato fatto? Il cambiamento dello statuto è solo la foglia di fico perchè quello precedente è pienamente operativo».
Veniamo al punto. Se le avessero fatto fare il presidente del Santa Maria della Scala (come in campagna elettorale qualcuno aveva ipotizzato, ndr) cosa avrebbe fatto?
«Avrei fatto l’iscrizione al Registro Nazionale del Terzo Settore. E molte altre cose».
Lei ritiene il Santa Maria della Scala un po’ figlio suo?
«No. Comunque io adesso ho un altro figlio». Sarebbe? «Il palazzo Bourbon del Monte, 3.000 metri quadrati».
L’avete comprato tutto?
«Sì. Ora dobbiamo fare un progetto esecutivo, abbiamo un incontro in Regione. Fra l’altro 3000 metri quadrati non sono uno scherzo da poco, perché il palazzo Bourbon del Monte vuol dire rilancio del centro storico e del paese. Quindi sento una responsabilità enorme».
Come lo gestirete?
«Quello è tutto da vedere. Io spero diventi un grande museo, però abbiamo messo su un comitato scientifico proprio per seguire la progettazione e per dialogare con i cittadini sulla base di una proposta concreta. Non facciamo l’assemblearismo. Abbiamo portato in consiglio comunale un’ipotesi di utilizzo, la minoranza l’ha approvata e questo mi fa molto piacere, perché è un recupero che non riguarda la maggioranza, ma tutta la comunità. Così il Santa Maria della Scala non è né di Leone né del sindaco Fabio». E’ dei senesi.





