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Il dibattito sul futuro del Santa Maria della Scala merita di essere riportato su un piano chiaro e verificabile, senza verbi al futuro o al condizionale. I numeri sono importanti, ma ancora più importante è la loro interpretazione dentro un quadro strutturale — e la distinzione, spesso trascurata, tra dati certi, stime fondate e proiezioni per continuità.
Una precisazione metodologica necessaria
Quando si parla di “intervento del Comune” a favore della Fondazione, ci si riferisce in realtà a voci eterogenee: manutenzione ordinaria e straordinaria del complesso monumentale, utenze, costo del personale dipendente comunale distaccato, e contributo all’attività culturale vera e propria. Aggregare queste voci in un unico numero è legittimo ai fini di una valutazione complessiva dell’onere pubblico, ma può indurre in errore se non si tiene conto che la parte più consistente copre i costi di gestione di un patrimonio monumentale eccezionale, che il Comune sostiene in quanto proprietario indipendentemente dalla programmazione culturale.
Il contributo ordinario destinabile all’attività culturale della Fondazione è strutturalmente di 350.000 euro annui, con eventuale integrazione fino a ulteriori 250.000 euro subordinata alla compatibilità del bilancio comunale. È su questa cifra — non sui 4 milioni complessivi — che si misura la capacità programmatica della Fondazione.
I dati certi: 2023 e 2024
Per il 2023 e il 2024 disponiamo di cifre ufficiali, dichiarate dal sindaco di Siena nel Consiglio Comunale del 28 novembre 2024. L’intervento totale del Comune è stato di 3.900.000 euro nel 2023 e di 4.389.327 euro nel 2024, con un incremento di circa 489.000 euro, pari al +12,5%. Senza conoscere nel dettaglio quali voci abbiano guidato quell’aumento — se un intervento straordinario sul patrimonio, un adeguamento contrattuale del personale, o altro — non è possibile stabilire se si tratti di un salto strutturale o di una spesa eccezionale non ricorrente. È un’informazione che il bilancio consuntivo 2024, quando pubblico, potrà chiarire.
Sul versante delle entrate proprie, nel 2023 la bigliettazione ha prodotto circa 472.000 euro con 88.913 ingressi — dato ufficiale confermato — per un ricavo medio per visitatore di circa 5,3 euro, coerente con una tariffa ordinaria tra i 6 e i 9 euro e una quota significativa di ingressi ridotti, gratuiti e convenzionati. Per il 2024, i dati dichiarati dalla Fondazione indicano circa 497.000 euro da biglietteria, con proiezione a fine anno di circa 90.000 presenze: dato plausibile rispetto all’andamento storico, ma non ancora riscontrabile in un consuntivo pubblico.
Le stime per il 2025
Per il 2025 non disponiamo di dati consuntivi. Possiamo costruire stime ragionate su base storica, distinguendo le due variabili principali.
Intervento del Comune. Le componenti fisse — utenze, manutenzione ordinaria, personale distaccato — crescono tendenzialmente per inflazione e adeguamenti contrattuali, nell’ordine del 2-3% annuo. La componente straordinaria è per definizione imprevedibile. In uno scenario di continuità senza spese eccezionali, l’intervento 2025 si collocherebbe verosimilmente tra 4,0 e 4,2 milioni di euro. Se invece l’incremento 2023-2024 fosse stato in parte trainato da voci straordinarie non ripetibili, il dato 2025 potrebbe rientrare verso i 3,9-4,0 milioni. Il range più probabile è quindi 4,0-4,2 milioni, con 4,1 milioni come valore centrale di riferimento.
Entrate da biglietteria. Il trend storico disponibile mostra una crescita significativa dal 2022 (primo anno di gestione Sigerico, con 66.667 ingressi) al 2023-2024 (circa 88.000-90.000 ingressi), con una fase di sostanziale stabilizzazione. In assenza di fattori di discontinuità — nuove mostre di forte richiamo, variazioni tariffarie, o al contrario interruzioni gestionali legate al cambio di affidamento dei servizi — una stima prudente per il 2025 si colloca in un range tra 450.000 e 500.000 euro, con 470.000-480.000 euro come valore centrale. Il dato dichiarato dalla Fondazione di 461.000 euro si colloca nel range basso di questo scenario, ed è del tutto plausibile, probabilmente riflettendo un effetto moderatamente frenante della transizione gestionale in corso.
Il quadro strutturale
Mettendo insieme i dati certi e le stime, il quadro che emerge è quello di un’istituzione il cui sostegno pubblico complessivo si attesta stabilmente intorno ai 4 milioni annui, mentre le entrate autonome da biglietteria si collocano intorno ai 470.000-480.000 euro, pari a circa l’11-12% del totale degli oneri comunali. Se però si considera solo il contributo destinato all’attività culturale — 350.000-600.000 euro — le entrate da biglietteria diventano una componente ben più rilevante, e il margine per la programmazione si riduce drasticamente rispetto a quanto i numeri aggregati possono suggerire.
Il contributo ministeriale di 1.173.000 euro, destinato al piano monumentale, è un elemento positivo e un riconoscimento istituzionale significativo. Ma è un finanziamento straordinario e non ricorrente, e non modifica l’equilibrio ordinario dei conti.
Il confronto con altri modelli
Il confronto con altre realtà aiuta a capire il nodo strutturale. Il Museo Egizio di Torino ha costruito negli anni un equilibrio tra contributo pubblico, bigliettazione elevata e forte capacità di attrazione internazionale. Il Centro Pecci di Prato si colloca su una dimensione più contenuta, ma con una chiara identità curatoriale e un posizionamento riconoscibile nel sistema dell’arte contemporanea. La Tate Modern a Londra, pur operando su scala incomparabile, mostra come un’istituzione culturale possa coniugare sostegno pubblico, fundraising e capacità di generare autonomia economica attraverso reputazione e attrattività.
Il punto non è fare paragoni impropri, ma comprendere che ogni modello culturale deve dichiarare la propria traiettoria. Se il Santa Maria della Scala intende consolidarsi come grande polo nazionale, dovrà progressivamente aumentare autonomia, attrattività e riconoscibilità. Se invece il modello è quello di un’istituzione civica sostenuta prevalentemente dal Comune come custode di un patrimonio monumentale eccezionale, allora la valutazione dovrà concentrarsi sull’impatto culturale locale, sulla qualità scientifica e sulla coerenza progettuale — sapendo che le risorse effettivamente disponibili per la programmazione culturale sono, strutturalmente, molto più contenute di quanto i numeri aggregati possano far credere.
In entrambi i casi, la trasparenza è un valore. Distinguere tra costi di patrimonio e costi di cultura, tra dati certi e stime, tra risorse strutturali e straordinarie, tra sostegno pubblico e capacità autonoma, aiuta a evitare equivoci e a rendere il confronto più maturo.
La vera domanda non è quanto si spende o quanto si incassa, ma quale ruolo si vuole assegnare al Santa Maria della Scala nel sistema culturale italiano e nella vita della città — e con quali risorse effettivamente dedicate a quel ruolo.
Specchietto numerico riassuntivo
Oneri totali del Comune 2023 → € 3.900.000 (dato ufficiale) 2024 → € 4.389.327 (dato ufficiale) 2025 → € 4,0–4,2 milioni (stima per continuità, valore centrale €4,1 mln) Media strutturale 2023-2024 → ≈ € 4.145.000 annui
Di cui: contributo ordinario all’attività culturale della Fondazione Base → € 350.000 annui Con integrazione eventuale → fino a € 600.000 annui
Entrate da biglietteria 2023 → ≈ € 472.000 — 88.913 ingressi (dato ufficiale confermato) 2024 → ≈ € 497.000 (dato dichiarato, plausibile) 2025 → € 450.000–500.000 (stima; dato dichiarato €461.000, coerente con scenario prudente) Ricavo medio per ingresso → ≈ € 5,3–5,5 Media triennale stimata → ≈ € 477.000 annui
Contributo Ministeriale € 1.173.000 → finanziamento straordinario per il piano monumentale → non ricorrente, non incide sulla sostenibilità ordinaria
Rapporto strutturale Biglietteria / oneri totali comunali → ≈ 11–12% Biglietteria / contributo culturale ordinario → componente rilevante, ma margine di programmazione molto contenuto





