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L’esposizione di Siena ai dazi statunitensi non è un incidente di percorso, ma il risultato di un modello economico costruito nel tempo. I dati mostrano un territorio tra i più colpiti in Italia perché fortemente concentrato su pochi settori orientati all’export, in particolare il farmaceutico, che negli anni ha garantito occupazione e valore ma ha anche aumentato la dipendenza da mercati esterni e da decisioni politiche prese altrove.
Il farmaceutico resta il nodo centrale. La produzione senese è inserita in filiere globali ad alta specializzazione, con una quota rilevante di esportazioni verso gli Stati Uniti. L’introduzione dei dazi incide sui margini e spinge le aziende a rivedere strategie e investimenti. Non si tratta solo di una perdita temporanea, ma di una pressione strutturale su un sistema che ha pochi strumenti locali di compensazione.
Accanto a questo comparto, l’agroalimentare di qualità rappresenta un secondo fronte critico. Il vino, e in particolare il Brunello, non è soltanto un prodotto commerciale ma un elemento portante dell’economia territoriale. I dazi colpiscono l’export, ma hanno ricadute più ampie su lavoro, indotto e turismo, mettendo in discussione una rendita costruita in decenni e strettamente legata all’immagine internazionale del territorio.
Il problema di fondo è l’assenza di una risposta politica riconoscibile. I dazi vengono raccontati come un fattore esterno inevitabile, mentre manca una riflessione su come difendere i settori esposti e, soprattutto, su come ridurre la vulnerabilità complessiva del sistema locale. La concentrazione produttiva e la scarsa diversificazione rendono Siena particolarmente sensibile agli shock del commercio globale.
I numeri mostrano un quadro non uniforme: alcune esportazioni tengono, altre arretrano. Questo indica che il sistema non è ancora in crisi conclamata, ma si muove su un equilibrio instabile. È proprio questa fase intermedia a rendere decisive le scelte. Continuare a subire le dinamiche internazionali senza ripensare il modello di sviluppo significa accettare che ogni cambio di scenario globale si trasformi in un rischio locale.
La morsa dei dazi, dunque, non riguarda solo le politiche commerciali americane. Chiama in causa la capacità di Siena di interrogarsi sul proprio futuro economico in un contesto in cui la globalizzazione non è più una garanzia, ma una variabile incerta e conflittuale. Qui sta il nodo che il territorio non può più rinviare.





