
Siena nord, affidato l’appalto per la rotatoria sulla strada Fiume: ma la vera partita è il nuovo disegno della mobilità cittadina
28 Settembre 2026
Quella volta che ai Parioli dissi che mio padre era comunista
28 Settembre 2026Siena, settanta migranti dormono ancora in strada: il paradosso di chi trova lavoro ma non trova una casa
Sono ancora una settantina, a Siena, i migranti che non trovano posto né nei Centri di accoglienza straordinaria né nelle strutture della Caritas, dove oggi sono ospitate circa cinquanta persone. La notte cercano riparo dove possono, in un parcheggio o in qualche angolo della città. Il numero è lo stesso di qualche mese fa, quando don Vittorio Giglio, direttore della Caritas senese appena nominato delegato regionale dalla Conferenza episcopale toscana, aveva lanciato l’allarme. Non ci sono stati nuovi arrivi, ma nemmeno si parla più di aprire nuovi centri. E con l’arrivo dell’inverno la situazione è destinata a pesare di più.
La Caritas fa quello che può. Alla mensa di San Girolamo passano ogni giorno tra le 80 e le 110 persone; accanto, da gennaio, funziona un centro diurno con servizi igienici, prese per ricaricare i telefoni, televisori e corsi di italiano, un luogo dove semplicemente stare insieme. Tra chi dà una mano ci sono anche alcuni migranti pakistani, segno che l’accoglienza, quando funziona, produce a sua volta partecipazione.
Il nodo più serio, però, è un altro, e ha la forma di un paradosso. Quando un richiedente asilo completa finalmente le pratiche, spesso dopo tempi lunghi, e magari ha anche trovato un lavoro, deve lasciare il Cas. Ma il salario basso che percepisce non gli basta per trovare una casa in affitto. A chiudergli la porta sono due fattori che si sommano: da un lato un mercato ormai assorbito dagli affitti brevi turistici, dall’altro una diffidenza che don Giglio distingue con cura dall’indifferenza, ma che continua a pesare nei confronti di queste persone. Proprio nel momento in cui l’integrazione dovrebbe compiersi, il percorso si interrompe. Per questo la Caritas sta studiando un progetto di accompagnamento dopo l’uscita dai centri, consapevole che non sarà semplice da realizzare.
Il tema è stato al centro della Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, celebrata nella basilica di San Bernardino all’Osservanza dal cardinale Augusto Paolo Lojudice, presidente dei vescovi toscani, con monsignor Pierpaolo Felicolo, direttore generale della Fondazione Migrantes. Riprendendo il messaggio di Papa Leone XIV, il cardinale ha posto al centro i minori, i più vulnerabili nei flussi migratori, chiedendo di superare quel distacco che riduce la persona a un dato statistico. Felicolo ha contrapposto a un mondo che costruisce muri la scelta di aprire strade. Alla messa erano presenti la sindaca Nicoletta Fabio, il prefetto, il questore, il rettore e il presidente della Fondazione Mps.
Resta però una distanza tra la parola pronunciata e la politica praticata. La questione abitativa senese non riguarda solo i migranti: è la stessa che allontana giovani, famiglie e lavoratori dal centro, trasformato progressivamente in offerta ricettiva. Il migrante che lavora e non trova casa è il caso estremo di un problema generale. Affrontarlo significa interrogarsi sull’uso del patrimonio abitativo, sul rapporto tra turismo e residenza, su strumenti pubblici di mediazione e garanzia per gli affitti. Senza questo, l’accoglienza resterà affidata alla generosità di chi la pratica ogni giorno, e l’integrazione continuerà a fermarsi sulla soglia di una porta che non si apre.





