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26 Settembre 2026Sondaggio: Fratelli d’Italia tiene, il Pd scende sotto il 20% e Vannacci supera Forza Italia. Le opposizioni cercano un leader
L’ultimo sondaggio conferma un quadro in movimento sotto una superficie immobile. Fratelli d’Italia resta stabile, perno del sistema. Calano Forza Italia e Lega. Il Pd, che a metà settembre si era fermato poco sopra il 20%, scivola ora sotto quella soglia simbolica. E continua a crescere Futuro Nazionale, il movimento di Roberto Vannacci, che nelle rilevazioni oscilla ormai intorno al 7% e in alcune medie ha superato Forza Italia, dopo aver già scavalcato la Lega. Pesca soprattutto a destra: tra gli elettori leghisti delle europee uno su cinque oggi lo sceglierebbe.
È il nodo più delicato per la maggioranza. Le stime mostrano che un centrodestra allargato a Vannacci supererebbe il campo progressista, mentre quello tradizionale, senza di lui, rischierebbe la sconfitta. Ma l’alleanza ha un prezzo: una parte degli elettori di Forza Italia non la seguirebbe. La premier ha risposto rivendicando il voto utile, quello che produce una maggioranza compatta e non ricattabile. Le tensioni sono già visibili. A Reggio Calabria, dove si vota per un seggio alla Camera in un collegio conteso proprio tra FI e il generale, il sindaco forzista gli ha rivolto un insulto in dialetto durante un comizio.
Nel campo opposto il problema resta chi guida. Giuseppe Conte ha avviato una rete di comitati per la sua candidatura a Palazzo Chigi, un modo per scalare l’alleanza dal basso prima che i partiti si siedano al tavolo. Il Pd, indebolito, rischia di trattare da una posizione più fragile, mentre nel dibattito si affaccia anche la sindaca di Genova Salis, considerata da alcuni sondaggi la figura più competitiva. Chiara Appendino riconosce che con i democratici una sintesi è possibile, ma fissa una condizione non negoziabile: lo stop alle armi. È un punto che tocca la politica estera e complica ogni accordo.
Poi c’è Carlo Calenda. Dopo il sostegno di Azione al ritorno del nucleare, la presidente del Consiglio lo ha elogiato pubblicamente come politico capace di andare oltre gli steccati sulle questioni strategiche. Lui ha apprezzato, ma ha escluso qualsiasi alleanza, con lei come con Schlein. È la linea del centro autonomo, coerente ma esposta all’irrilevanza in un sistema che premia le coalizioni. Il fatto che Palazzo Chigi cerchi sponde fuori dal proprio perimetro dice però quanto gli alleati tradizionali preoccupino.
La prossima partita non si deciderà sui numeri di oggi ma sulla capacità di costruire coalizioni credibili. La destra dovrà scegliere se inglobare un concorrente che le toglie voti o combatterlo; il campo progressista dovrà risolvere la leadership e trovare un equilibrio sulla politica estera. Chi scioglierà prima il proprio nodo avrà un vantaggio decisivo.





