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No, lo stato essenziale applicato agli Stati Uniti non è uguale a quello della Russia. La somiglianza è solo apparente e rischia di confondere piani opposti.
Nel pensiero di Aleksandr Dugin, lo stato essenziale russo nasce come risposta difensiva alla modernità occidentale. È concepito come ciò che precede lo Stato e lo rende necessario: la terra, la continuità storica, la dimensione sacrale, l’idea di una missione di lunga durata. Lo Stato esiste perché deve custodire un mondo che, senza di esso, si dissolverebbe. L’essenza è anteriore, e lo Stato la serve.
Negli Stati Uniti d’America, accade l’opposto. Qui non c’è un mondo da custodire, ma un mondo da costruire. Lo stato essenziale americano – se così lo si può chiamare – non è radicato nella memoria o nel territorio, bensì in un’idea astratta: libertà, progresso, mercato, universalismo. Non è difensivo ma espansivo. Non resiste al tempo, lo accelera. In questo caso lo Stato non protegge un’essenza preesistente: produce essenza attraverso il proprio progetto.
La differenza cruciale sta qui: per la Russia l’essenza fonda lo Stato; per l’America è lo Stato a fondare l’essenza. Per questo i due modelli, pur potendo apparire entrambi “non liberali” o “non neutrali”, sono strutturalmente opposti.
C’è poi un secondo elemento decisivo. Lo stato essenziale russo è pensato come durata. Può irrigidirsi, diventare autoritario, ma mantiene una coerenza simbolica: esiste per restare. Quello americano è processuale: funziona solo finché avanza, integra, espande. Quando incontra il limite – geopolitico, sociale, simbolico – entra in crisi, perché non sa cosa custodire. Non ha un passato profondo a cui tornare.
Per questo oggi la crisi americana è più radicale di quella russa. La Russia rischia l’eccesso di chiusura; gli Stati Uniti rischiano la perdita di senso. La prima soffre di rigidità, i secondi di vuoto. Sono due esiti opposti della modernità, non due varianti dello stesso modello.
Se serve una formula finale, può essere questa:
la Russia dice “esistiamo perché duriamo”;
l’America ha detto “esistiamo perché avanziamo”.
Quando l’avanzare si inceppa, la differenza non si attenua: diventa decisiva.





