
La città che non sa scrivere i nomi
12 Marzo 2026di Pierluigi Piccini
La struttura è semplice. Una fondazione con due sezioni distinte — l’area tradizionale e l’Amiata. Non due enti separati, non due strutture parallele, ma due presenze riconosciute dentro lo stesso soggetto giuridico. Un’architettura che esiste già nel diritto italiano e che aspetta solo di essere applicata con determinazione.
La geotermia amiatina non è nata con le centrali ENEL, non si esaurisce nelle compensazioni ambientali, non si misura solo in kilowattora. È qualcosa di più antico — una cultura del sottosuolo che ha plasmato il modo in cui questi territori si abitano, si governano, si pensano nel futuro.
In ciascuna sezione stanno tutti: la Regione Toscana, i comuni che producono geotermia, i comuni che scelgono di partecipare volontariamente. Le quote riflettono la reale consistenza di ciascuno. Chi produce di più pesa di più. Chi entra volontariamente sottoscrive un titolo diverso, riconosciuto come tale. Le compensazioni derivano da un prelievo reale su un territorio preciso, da una comunità che ha il diritto di governare ciò che quella storia produce.
Il Cosvig ha rappresentato per decenni il tentativo di dare forma istituzionale a questo patto. Ma nel tempo i costi sono diventati insostenibili, le funzioni si sono moltiplicate senza logica, la struttura ha preso il sopravvento sulla sostanza. La nuova fondazione non nasce per perpetuarlo — nasce per superarlo. Funzioni ridefinite, costi commisurati a ciò che serve davvero.
Tecnicamente è possibile. La fondazione di partecipazione è uno strumento collaudato nel diritto italiano. Lo statuto prevede due sezioni con organi deliberativi propri. La contabilità si articola in sezioni separate dentro lo stesso bilancio, con rendicontazione autonoma per ciascuna. La Regione non finanzia dall’esterno — è dentro, in entrambe le sezioni, con il proprio peso e la propria responsabilità.
Il nodo vero non è tecnico. È politico. Bisogna che i comuni riconoscano le differenze. Bisogna che la Regione capisca che non sta finanziando un ente ma sottoscrivendo un patto territoriale.
Prima delle centrali c’erano le fumarole, prima delle compensazioni c’era il boro, prima degli enti c’era l’Amiata — una comunità che aveva imparato a vivere sopra qualcosa di potente e imprevedibile. L’Amiata ha il diritto di governare se stessa — non come somma di comuni, ma come territorio che si riconosce in una storia comune.
Due anime sotto lo stesso tetto. Regole uguali per tutti, differenze riconosciute per ciascuno. Una struttura leggera costruita sopra una storia lunga.





