
Africa, il tempo della forza e delle ambiguità
7 Gennaio 2026
L’America che forza i confini: il ritorno dell’imperialismo come metodo
7 Gennaio 2026Un’alleanza fragile alla prova dei fatti: New York tra primarie democratiche, sicurezza e simboli di governo
L’avvio della campagna per il 2026 a New York segna un primo, significativo banco di prova per l’alleanza ancora fragile tra la governatrice Kathy Hochul e il sindaco Zohran Mamdani. La loro collaborazione, costruita dichiaratamente sulla volontà di superare le tradizionali fratture tra Albany e City Hall, viene messa sotto pressione da una delle primarie democratiche più combattute dell’anno.
Il punto di frizione è il decimo distretto congressuale, tra Manhattan e Brooklyn. Hochul ha scelto di sostenere la rielezione del deputato Dan Goldman, lanciata ufficialmente a Chinatown davanti a una platea numerosa e fortemente rappresentativa della comunità asiatica, snodo elettorale cruciale del distretto. Mamdani, invece, si colloca sull’altro fronte, appoggiando la candidatura dell’ex city comptroller Brad Lander, espressione dell’ala sinistra del partito e sostenuto da figure come Bernie Sanders, Elizabeth Warren e dal Working Families Party.
Le linee dello scontro sono chiare: establishment contro sinistra, esperienza istituzionale contro radicalità programmatica. Eppure, nelle dichiarazioni pubbliche, Hochul e Mamdani insistono sulla capacità di lavorare insieme. Alla sede centrale della polizia di New York, dove sono apparsi fianco a fianco per un annuncio sulla sicurezza, la governatrice ha liquidato preventivamente l’idea di un conflitto politico permanente, parlando di una città e di uno Stato che hanno bisogno di leadership, non di “teatro politico”. Mamdani ha raccolto il messaggio, lodando l’approccio pragmatico e orientato ai risultati.
Intanto, sul terreno elettorale, lo scontro si fa duro. Goldman, forte anche dell’endorsement del leader democratico alla Camera Hakeem Jeffries, ha impostato il suo discorso su temi locali e sulla propria credibilità nazionale, rivendicando il ruolo di primo piano avuto nella procedura di impeachment contro Donald Trump. Un messaggio diretto, accompagnato da attacchi a quella che definisce una politica “performativa”, più attenta alla carriera che ai risultati.
Dal fronte opposto, Lander ha scelto di marcare una differenza netta soprattutto sulla politica estera, in particolare sul Medio Oriente, accusando Goldman di ambiguità e di vicinanze politiche e personali incompatibili con una linea progressista coerente. La competizione promette di essere senza esclusione di colpi e rischia di riverberarsi ben oltre i confini del distretto.
Parallelamente, la giornata politica newyorkese ha offerto un’altra scena significativa: la prima conferenza stampa congiunta tra Mamdani e la nuova commissaria di polizia Jessica Tisch. Il messaggio ufficiale è rassicurante: la criminalità grave è in calo, con il minor numero di sparatorie mai registrato nel 2025 e una diminuzione complessiva dei reati principali per il terzo anno consecutivo. Restano criticità su aggressioni e violenze sessuali, spiegate in parte con nuove modalità di segnalazione e con l’aumento di attacchi contro operatori pubblici.
Sotto la superficie, però, emergono differenze di impostazione. Tisch difende strumenti e pratiche contestate da settori progressisti, come il database sulle gang e l’aumento degli arresti per reati minori legati al decoro urbano. Mamdani, pur ribadendo l’obiettivo di una sicurezza “sentita” nei quartieri, evita per ora lo scontro diretto, preferendo una comunicazione più sfumata.
A completare il quadro, non manca il rituale simbolico del potere municipale. Mamdani si è fatto fotografare mentre riparava personalmente un tratto problematico della pista ciclabile sul Williamsburg Bridge, gesto volutamente semplice e concreto, pensato per trasmettere l’idea di un’amministrazione attenta tanto ai grandi dossier quanto ai dettagli della vita quotidiana.
Nel loro insieme, questi episodi raccontano una città attraversata da tensioni politiche profonde ma anche da un tentativo, ancora incerto, di tenere insieme visioni diverse sotto un’unica responsabilità di governo. Le primarie democratiche del 2026 saranno il primo vero stress test: non solo per i candidati, ma per l’equilibrio tra riformismo istituzionale e spinta radicale che oggi definisce il futuro politico di New York.





