Nei documenti per l’assemblea del 27 marzo si conferma il premio minimo in azioni, possibili ritocchi solo cash. Per l’ad fino a 16 milioni
MILANO — Il concambio dell’offerta pubblica di scambio da 10,1 miliardi di Unicredit su Banco Bpm è «congruo e applicato in modo corretto». Lo si legge nelle tre relazioni del cda, di Ey (perizia indipendente) e dei revisori di Kpmg, allegate ai materiali per l’assemblea del 27 marzo. Poco conta se il premio espresso sui prezzi del 25 novembre, quando fu annunciata, è solo dello 0,5%. Né se in tre mesi la preda è salita più della predatrice, tanto che ai prezzi di ieri (+2,8% Unicredit, +2,1% Banco Bpm) il concambio in Borsa era a sconto dell’8% rispetto a quello dell’Ops. La banca di Andrea Orcel va avanti sparata, dunque. Entro un mese conta di ricevere l’autorizzazione della Bce alla sua Ops, tanto che su questa premessa ha anticipato al 27 marzo (dal 10 aprile) la convocazione degli azionisti, per farsi autorizzare l’emissione di massimo 278 milioni di nuove azioni riservate agli azionisti di Banco Bpm. Quel numero è fisso, e già da oggi, passato il limite dei 30 giorni dall’assemblea, non sarà più possibile ritoccare il concambio di 0,175 azioni per ogni Banco Bpm.
Un ritocco, se sarà ritenuto necessario dal management, potrà avvenire solo aggiungendo contanti all’Ops: e per fare questo c’è tempo fino al penultimo giorno dell’offerta in Borsa. Si parla, a occhio, di fine maggio. Perché, a quanto si apprende da fonti attive sul dossier, è veroche l’anticipo dell’assemblea Unicredit trasla all’indietro di un paio di settimane la tempistica, ma è anche vero che il periodo di adesione si annuncia “lungo”: fino a 55 giorni di Borsa aperta. Quindi, se a marzo si esprimerà la vigilanza e il 27 gli azionisti Unicredit, l’Ops potrebbe iniziare verso metà aprile, ma proseguire per tutto il mese di maggio. La tempistica si incrocia, con effetti forse decisivi, con quella dell’Opa lanciata da Banco Bpm su Anima il 6 novembre. Qui c’è un’assembleaancor più vicina, perché venerdì gli azionisti dell’ex popolare con tutta probabilità approveranno a larga maggioranza la mossa cardine della strategia difensiva dell’ad Giuseppe Castagna, ossia il rialzo da 6,2 a 7 euro cash dell’Opa, e la rinuncia alle condizioni di efficacia. Tra queste c’è lo “sconto danese”, per cui Banco Bpm non dedurrebbe Anima Sgr dal capitale, con circa 1,3 miliardi di abbuono patrimoniale. Sarà la Bce a dire se l’abbuono vale: ma quando? Non ha limiti, pur se sarebbe logico attendersi il nulla osta entro il 27 marzo, poiché dalla presenza o meno dello sconto dipenderà la disponibilità di Orcel ad aggiungere gli 1-2 miliardi in più che il mercato gli chiede per conquistare Banco Bpm. Difficile, comunque, che un ritocco arrivi prima del 7 maggio, quando le due banche diffonderanno i conti del trimestre, con altre indicazioni sulla redditività.
«Stiamo entrando nella seconda fase, di accelerazione, del piano Unicredit Unlocked. La presenza geografica strategica, il mix di clienti e business, le linee di difesa ineguagliabili e la forza del team ci faranno differenziare ulteriormente dai rivali e stabilire un record di sette anni di performance superiore», ha scritto Orcel nella relazione ai conti 2024. «Il nostro approccio sta dimostrando quanto sia necessaria una riforma del mercato unico europeo affinché funzioni come dovrebbe, dando forza alle comunità del continente invece di limitarle. Unicredit sta offrendo l’esempio di leadership di cui l’Europa ha bisogno». Il rilancio del gruppo, che dal 2021 ha offerto un ritorno del 513% (quattro volte più dei rivali), varrà a 858 alti dirigenti un +11% di bonus 2024. E a Orcel un ulteriore rialzo dei compensi: dai 9,95 milioni del 2023 a 13 milioni nel 2024 (3,6 milioni di fisso, 7,2 milioni variabile e 2,2 milioni in azioni una tantum per compensare i vincoli Eba del 2024), con un 2025 in cui se raggiunge «gli obiettivi massimi fissati» otterrà 16,4 milioni.