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Il nuovo anno si apre a Siena con una domanda che resta senza risposta: quanto tempo servirà prima che l’area di viale Toselli torni davvero a vivere? Dopo lo stop produttivo nello stabilimento Beko, la fine di novembre ha segnato non solo la chiusura di una linea industriale, ma l’inizio di una fase di progressivo svuotamento del sito. Macchinari e attrezzature stanno lasciando gli spazi, rendendo visibile una cesura che non è soltanto economica, ma anche simbolica.
Sul futuro dell’area si muove una trama fitta, ma opaca. L’advisor incaricato di raccogliere e selezionare le manifestazioni di interesse opera lontano dai riflettori, mentre sul tavolo restano diverse ipotesi di rilancio. Nessuna, però, ha ancora assunto una forma pubblica o verificabile. Nel frattempo, la responsabilità operativa passa a Sviluppo Industriale Siena srl, la società partecipata dal Comune e da Invitalia, oggi proprietaria del complesso. Toccherà al consiglio di amministrazione avviare le bonifiche necessarie: un passaggio obbligato, ma anche un collo di bottiglia che rischia di allungare ulteriormente i tempi.
Parallelamente si apre una fase delicata per i lavoratori. I 154 addetti coinvolti attendono l’avvio dei colloqui con la Regione Toscana per definire percorsi formativi e prospettive di rientro occupazionale. Un’attesa che si intreccia con la possibilità delle uscite incentivate, previste ancora per alcuni anni, e che potrebbe ridurre progressivamente il numero di persone da ricollocare. Una semplificazione apparente, che però porta con sé il rischio di uno svuotamento umano prima ancora che produttivo.
Il nodo centrale resta uno solo: il tempo. Le operazioni in corso termineranno non prima della primavera, e a quel punto si aprirà una fase tecnica lunga e complessa. Mesi di lavori, autorizzazioni, verifiche. Per chi valuta un investimento, l’assenza di una data certa per l’ingresso e l’avvio delle attività può trasformarsi rapidamente in un motivo per guardare altrove. È questa la preoccupazione che attraversa il fronte sindacale e che emerge con forza dal territorio.
Viale Toselli è diventato così il luogo di una corsa silenziosa contro l’orologio. Non si tratta solo di salvare posti di lavoro, ma di capire se Siena è ancora in grado di offrire tempi, certezze e condizioni compatibili con un’idea di sviluppo industriale. Ogni ritardo pesa, ogni incertezza si accumula. E il rischio più grande è che, mentre si attende di “fare presto”, la partita venga giocata — e persa — altrove.





