
Il Palio come politica culturale. Una nota critica sulla stagione 1991–2000
20 Maggio 2026
Tra Ashdod e la pompa di benzina: l’Italia in una settimana densa
21 Maggio 2026Il mondo in ventiquattr’ore: da Cuba allo Stretto di Hormuz
Cominciamo oggi la nostra rassegna da Cuba, dove nelle ultime ore si è consumato uno dei passaggi più bruschi della politica estera americana. Washington ha formalmente accusato di omicidio Raúl Castro, l’ex presidente cubano e fratello minore del Líder Máximo. La notizia è rimbalzata dal New York Times al Granma, con toni ovviamente opposti: da un lato l’impianto giudiziario come strumento di pressione geopolitica, dall’altro la condanna di quella che L’Avana chiama una “vile accusa contro il leader della Rivoluzione.” In mezzo, la dichiarazione dell’ambasciatore cubano all’ONU, Guzmán, che in un’intervista esclusiva al NYT afferma la disponibilità di Cuba al dialogo, aggiungendo però che l’amministrazione Trump starebbe costruendo pretesti per un’azione militare. Sullo sfondo, il Segretario di Stato Marco Rubio — cubano-americano, e la cosa non è priva di peso simbolico — ha proposto quella che chiama una “nueva vía” per L’Avana: apertura economica, smantellamento del controllo delle forze armate sull’economia, elezioni libere multipartitiche. Un’offerta che assomiglia molto a un ultimatum. Mentre si discute, la BBC segnala che jet militari e droni statunitensi sono stati avvistati nelle vicinanze dell’isola. La crisi, insomma, ha già una sua scenografia.
Spostiamoci in Medio Oriente, dove le notizie si accumulano con la velocità e il peso di questi mesi. La cosiddetta Flottiglia per Gaza torna al centro della cronaca: l’Alta Rappresentante UE per la politica estera definisce “umiliante e sbagliato” il trattamento riservato da Israele agli attivisti a bordo, mentre il Taoiseach irlandese Micheál Martin usa parole ancora più dure — “disgustose”, “vergognose” — dopo la diffusione di un video che mostra il ministro Ben-Gvir mentre sbeffeggia i detenuti. Una piccola notizia che ha però la sua rilevanza: secondo Reuters, il Tesoro americano ha rimosso Francesca Albanese, esperta ONU sui territori palestinesi, dall’elenco delle persone soggette a sanzioni. Un segnale obliquo, in un contesto in cui ogni gesto viene letto come messaggio.
Sul fronte Iran, l’IRGC — le Guardie della Rivoluzione — dichiara di aver coordinato il passaggio di ventissei navi attraverso lo Stretto di Hormuz nelle ultime ventiquattr’ore: una dimostrazione di muscoli o di controllo, difficile dirlo con certezza. Nel frattempo, Axios riferisce di una telefonata tesa tra Trump e Netanyahu innescata da una nuova proposta di pace sull’Iran. I due alleati, almeno su questo dossier, sembrano muoversi su binari non sempre paralleli.
Dalla Russia arriva l’analisi di Steve Rosenberg, storico corrispondente BBC a Mosca: Putin torna dal viaggio in Cina con la calorosa accoglienza di Xi, ma senza il tanto atteso accordo sul gasdotto. Il Cremlino ottiene visibilità diplomatica, non infrastrutture energetiche. Sempre in area russa, caccia intercettano “in modo pericoloso” un aereo spia della RAF sul Mar Nero — episodio che rientra nella grammatica ormai consueta dell’escalation a bassa intensità. Sul fronte spionaggio, un ex agente dei servizi segreti austriaci, Egisto Ott, è stato condannato a oltre quattro anni per aver lavorato per Mosca, in uno dei processi più significativi degli ultimi anni in Austria. E da Monaco arriva la notizia dell’arresto di due cittadini tedeschi accusati di spionaggio ad alta tecnologia per conto della Cina.
Due notizie in chiusura di natura diversa. La DW segnala che l’Unione Europea continua a non centrare gli obiettivi di riduzione dell’uso dei pesticidi: una sconfitta silenziosa, senza droni né dichiarazioni roboanti, ma che riguarda la salute di centinaia di milioni di persone. E infine: SpaceX ha avviato formalmente il percorso verso la quotazione in Borsa. Elon Musk porta sul mercato azionario l’azienda dei razzi. Il cielo, anche quello, ha il suo prezzo.





