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La notizia che ha dominato la scena italiana in questi giorni non viene dall’interno ma dal Mediterraneo. Una trentina di cittadini italiani — tra cui un parlamentare e un giornalista — si trovano tra gli attivisti fermati dalle forze israeliane nell’ambito dell’intercettazione della Flotilla Global Sumud, arrivati nella notte nel porto di Ashdod. La risposta del governo non si è fatta attendere. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha convocato alla Farnesina l’ambasciatore israeliano Jonathan Peled per esprimere la ferma protesta dell’esecutivo. Le parole di Meloni e Tajani hanno un tono inusualmente netto, perfino per un governo che aveva fin lì tenuto toni molto cauti sulla questione Gaza: “Le immagini del ministro israeliano Ben Gvir sono inaccettabili. È inammissibile che questi manifestanti, fra cui molti cittadini italiani, vengano sottoposti a questo trattamento lesivo della dignità della persona. L’Italia pretende le scuse per il trattamento riservato a questi manifestanti e per il totale disprezzo dimostrato nei confronti delle esplicite richieste del Governo italiano”. A innescare la reazione è il video diffuso da Ben Gvir stesso sui social, che mostra alcuni attivisti inginocchiati, faccia a terra, con le mani ammanettate dietro la schiena, mentre lui passeggia tra loro gridando “Benvenuti in Israele, qui siamo noi a comandare”. Tajani, dopo Ashdod, parla esplicitamente di “linea rossa superata” e aggiunge che l’Unione Europea non può limitarsi a dire “qualcosa di rito” davanti a partner con cui l’Italia ha accordi importanti. Fanpage + 3
L’altra vicenda che ha occupato la scena italiana questa settimana ha radici ancora più domestiche, ma ha prodotto un cortocircuito identitario difficile da disinnescare. Sabato 16 maggio a Modena un’auto ha falciato una decina di pedoni in centro città. Otto i feriti, a due sono state amputate le gambe. Quattro in condizioni gravi. L’aggressore è Salim El Koudri, 31 anni, di origini straniere ma nato a Bergamo, laureato in Economia, disoccupato, in cura per problemi psichiatrici. Non emergono elementi di terrorismo né di radicalizzazione islamica, eppure la politica ha scelto i propri percorsi. Da sinistra, l’attacco all’inadeguatezza della destra di governo. Da destra, voci che si sono spinte fino alla negazione dell’italianità dell’aggressore: il presidente dei deputati di Fratelli d’Italia Bignami ha dichiarato che El Koudri “non è un italiano, è un immigrato di seconda generazione” e che “deve pagare a casa sua, che per quanto mi riguarda non è l’Italia ma il Marocco”. Una frase che dice molto dello stato del dibattito sulla cittadinanza in questo paese, ben al di là del caso specifico. Il Sole 24 ORE + 2
Sul fronte economico, il Consiglio dei ministri convocato per questa sera, venerdì 22 maggio, ha un ordine del giorno che racconta meglio di mille analisi la condizione del governo. Venerdì scade il taglio delle accise sui carburanti e il governo è alla disperata ricerca di fondi per una nuova proroga. In assenza di proroghe, la benzina tornerebbe sopra i 2 euro al litro, il gasolio sopra i 2,2 euro. Si tratta già del quarto decreto carburanti dall’inizio della crisi di Hormuz, con un’operazione complessiva che vale circa 400 milioni di euro per il 2026. Il nodo è quello delle coperture: il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, a margine del G7 Finanze a Parigi, ha affermato che “stiamo lavorando sulle coperture” e che “non è mai semplice in assenza di deroghe al Patto”. Sullo sfondo c’è lo sciopero degli autotrasportatori annunciato dal 25 al 29 maggio, una categoria che porta al tavolo richieste precise ma si trova anche intrappolata in un paradosso: lo sconto sulle accise, classificato come aiuto di Stato, ha fatto perdere a molte imprese di trasporto altri contributi compensativi. LA NOTIZIA + 3
Tre storie, dunque. Una crisi diplomatica che il governo non cercava ma non poteva ignorare. Una strage sfiorata che ha riaperto ferite mai chiuse sulla cittadinanza e l’identità nazionale. E un esecutivo che naviga a vista sul caro carburanti, una proroga alla volta, in attesa che la crisi di Hormuz — da cui tutto dipende — si chiarisca in qualche direzione. L’Italia di questa primavera assomiglia a un paese che gestisce emergenze invece di governare processi. Non è poco, se le emergenze non si moltiplicano. È insufficiente, se lo fanno.





