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29 Settembre 2026Morte di David Rossi, la commissione d’inchiesta ricostruisce la caduta con il Ris: “Aggredito da almeno due persone, non fu suicidio”
Tredici anni e mezzo dopo la sera del 6 marzo 2013, la morte di David Rossi torna al centro della scena con una ricostruzione che rovescia la verità giudiziaria. La Procura di Siena aveva archiviato due volte il caso come suicidio, nel 2014 e nel 2017. Ieri, nella palestra del Foro Italico a Roma, la commissione parlamentare d’inchiesta presieduta da Gianluca Vinci ha fatto simulare la caduta del capo della comunicazione di Mps dalla finestra del suo ufficio di Rocca Salimbeni. Al posto di un manichino c’era un vigile del fuoco della stessa altezza e dello stesso peso di Rossi, afferrato dai colleghi davanti ai carabinieri del Ris. Erano presenti i consulenti della commissione, il medico legale Robbi Manghi e l’ortopedico Marco Nigrisoli, insieme al tenente colonnello Adolfo Gregori.
Il quadro che ne esce, secondo la commissione, è quello di un’aggressione. Dopo quattro o cinque prove, l’ultima è stata giudicata la più verosimile. Una sola persona, anche robusta, non avrebbe potuto farcela: ne servivano almeno due, forse tre. Rossi sarebbe stato sorpreso nell’ufficio, afferrato per le gambe, sollevato di peso e spinto fuori dalla finestra sul vicolo di Monte Pio, in un tentativo di intimidazione. Una volta fuori, rivolto verso il muro con le braccia alzate, sarebbe stato trattenuto per le braccia da chi stava dentro, mentre lui resisteva e cercava di risalire. Secondo Vinci nessuno voleva ucciderlo, perché “nell’ufficio di Rossi non c’era un killer”. Chi lo teneva, però, non è più riuscito a tirarlo su, la presa si è sciolta e il volo di circa quattordici metri si è compiuto. Nell’ultima simulazione il vigile del fuoco ha battuto il ginocchio contro il muro. L’arrossamento è comparso nello stesso punto in cui la medicina legale aveva trovato una lesione sul corpo del manager, un esito che nessuno si attendeva.
La perizia aggiunge elementi che la commissione ritiene decisivi. Una parte delle lesioni non sarebbe compatibile con l’impatto al suolo. La frattura del capitello radiale sinistro, emersa da una tac, sarebbe riconducibile a una leva esercitata da una terza persona sull’arto. I segni di trascinamento e strisciamento indicherebbero una presa energica, e le ferite addominali potrebbero venire da un pugno o da una ginocchiata. Per Manghi, quella sera Rossi non si sarebbe procurato nulla da solo prima della caduta. L’avvocato della famiglia, Paolo Pirani, richiama anche le tracce di sangue sulla camicia e i segni lasciati dai pomelli alla base delle finestre.
Resta il perché. Vinci esclude che c’entri il lavoro di comunicatore in senso stretto e indica le sponsorizzazioni. Rossi gestiva un flusso di oltre cinquanta milioni, e un anno prima la banca aveva tagliato dieci milioni a quel budget. La pista che la commissione dice di seguire porta a clan della ‘ndrangheta radicati in Emilia e nella Bassa mantovana, legati all’area di Catanzaro. Per questo saranno ascoltati collaboratori di giustizia. È un’ipotesi, e come tale va maneggiata, ma indica dove si sta spostando l’indagine.
I prossimi passaggi sono già fissati. Oggi arrivano gli esiti degli accertamenti sui fazzoletti macchiati di sangue e sui biglietti scritti alla moglie. Se risalissero al 4 marzo, giorno della mail in cui Rossi diceva di voler parlare con i magistrati, cadrebbe uno dei pilastri dell’ipotesi del suicidio. Il 12 ottobre sarà illustrata la perizia sulle immagini delle telecamere, che riprendono un uomo al telefono entrare nel vicolo quando il corpo era già a terra. Per consolidare i risultati serviranno almeno sei settimane. Poi verrà la relazione finale, che la Procura potrebbe usare per riaprire un fascicolo, questa volta per omicidio. Intanto Catia Silva, capo della segreteria della commissione, ha ricevuto nuove minacce e non esce più da sola.
Antonella Tognazzi, la vedova, parla di una conferma di ciò che la famiglia cerca di dimostrare da quasi quattordici anni. Sua figlia Carolina Orlandi dice che ora anche la scienza le dà ragione. Ranieri, il fratello di David, vive una soddisfazione mista a rabbia. Da Siena, chi ha conosciuto quella banca e quella stagione non può non misurare il peso del ritardo. Se le conclusioni reggeranno al vaglio, non cambierà solo la verità su un uomo. Cambierà anche il giudizio su come una città e le sue istituzioni guardarono, o non vollero guardare, dentro Rocca Salimbeni.





