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1 Ottobre 2026PalaOrlandi, un milione di soldi pubblici per salvare un privato fuori dai confini di Siena
Un’operazione pubblica si giudica anzitutto da come nasce. Quella sul PalaOrlandi nasce male: un milione e cinquantamila euro inseriti all’ultimo momento nel Dup da votare il 6 ottobre, annunciati alla maggioranza in una riunione senza ordine del giorno, da chiudere entro novembre. Quattro ore di discussione, nessuna intesa, alleati divisi, una consigliera nemmeno invitata. Quando una giunta deve convincere i propri a porte chiuse e a tempo scaduto, il problema non è la maggioranza: è l’atto.
Il Comune di Siena si appresta a comprare un immobile che non sta a Siena, ma a Monteriggioni. Diventerebbe proprietario di un bene su cui non ha potestà urbanistica, costretto a trattare con un altro comune per accessi, viabilità, sicurezza. Nessun confronto preventivo risulta avviato: si compra prima e si discute dopo.
Non esiste poi una perizia indipendente che certifichi la congruità della cifra. Si dice che l’immobile valga di più: lo si dimostri, prima del voto. Senza stima terza quel milione non è un prezzo, è una cifra.
Il perimetro dell’acquisto è ancora più eloquente: palazzetto, bar, appartamenti, ambulatori e un terreno che appartiene alla Parrocchia del Duomo. Che cosa se ne fa un Comune di appartamenti e ambulatori in un altro comune? Non si acquista un impianto secondo un disegno, si rileva un patrimonio intero perché qualcuno ha bisogno di disfarsene.
Ed è questo il cuore della faccenda. Sull’immobile grava un mutuo, ci sono difficoltà nei pagamenti, l’associazione proprietaria ha cercato altrove un sostegno che non ha trovato. Il Comune “tende la mano”. Chiamiamolo col suo nome: il salvataggio con denaro pubblico di un soggetto privato. Si può discutere se aiutare una realtà storica come il Costone, con i suoi quattrocento utenti. Ma lo si dica apertamente e lo si faccia con strumenti trasparenti, non travestendo un soccorso finanziario da politica patrimoniale.
Perché la scelta pesa su tutti gli altri. Per la Mens Sana si è adottata un’altra formula: perché qui sì e lì no? Con quale criterio si dirà di no alla prossima società in affanno? Senza una regola generale, la disparità di trattamento è già scritta nell’atto.
Infine le priorità. Siena ha impianti suoi che attendono da anni manutenzione e cantieri mai chiusi. Ogni euro speso a Monteriggioni è sottratto lì. E nessuno ha detto quanto costerà gestire il PalaOrlandi, quanto servirà per adeguarlo, quali entrate si prevedono. Il milione è solo il biglietto d’ingresso: il conto vero arriverà sui bilanci futuri.
L’operazione non va emendata, va fermata. La si stralci dal Dup e, se mai, la si riporti con una perizia, un piano di gestione credibile, un confronto con Monteriggioni e un criterio valido per tutte le società sportive. Se la giunta crede nel progetto, non ha nulla da temere da un mese di trasparenza. Se invece ha bisogno di chiudere entro novembre tenendo la maggioranza per il colletto, la risposta l’ha già data da sola.





