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2 Ottobre 2026Licei in fiamme e quasi duemila fermi: la rivolta degli studenti francesi racconta una scuola pubblica arrivata allo stremo
Tutto è cominciato una settimana fa nella regione parigina, con il blocco di qualche liceo. Le richieste erano semplici, quasi banali: sostituire i professori assenti, avere più mezzi per la scuola pubblica, condizioni di studio dignitose. In pochi giorni la protesta si è estesa a circa quattrocento istituti, più di un decimo del totale, e poi alle università, con campus bloccati a Saint-Denis e altrove. Giovedì le persone fermate sono state quasi duemila in un solo giorno.
Le immagini arrivate da Marsiglia hanno cambiato la natura del racconto. Al liceo Victor Hugo il preside, il vicepreside e altri dirigenti sono stati aggrediti e cosparsi di benzina. Davanti a un altro istituto della città è stato incendiato un camion dei pompieri. A Nantes le fiamme hanno raggiunto l’atrio del liceo Nelson Mandela, a Rouen due presidi sono rimasti feriti. Tram, autobus e metropolitane sospesi a Marsiglia e Strasburgo. Centinaia di feriti tra studenti, personale scolastico e agenti.
Il governo ha reagito come reagiscono i governi in difficoltà: il primo ministro ha convocato un vertice di crisi, ha cancellato i viaggi dei ministri e ha indicato un colpevole politico, la sinistra radicale, che secondo i servizi avrebbe organizzato i blocchi. Può darsi che ci sia una regia, nelle mobilitazioni ce n’è spesso una. Ma una regia non basta a mettere in piazza ragazzi di quindici anni in centinaia di città. Serve un terreno già pronto, e quel terreno è la scuola stessa.
Chi conosce la scuola pubblica francese sa che la carenza di insegnanti non è un’emergenza improvvisa ma una condizione cronica, soprattutto nelle periferie, dove le classi restano scoperte per settimane e dove l’istituzione che dovrebbe garantire l’uguaglianza diventa il luogo in cui la disuguaglianza si vede meglio. Quando lo Stato smette di presentarsi, i ragazzi lo prendono alla lettera e smettono di riconoscerlo. La violenza contro i presidi, intollerabile e da condannare senza riserve, colpisce proprio le persone che quella scuola la tengono in piedi ogni giorno con risorse insufficienti. È il paradosso di ogni rivolta che nasce dall’abbandono: si scaglia contro ciò che resta vicino, perché ciò che è lontano non si lascia raggiungere.
C’è poi un elemento che riguarda anche noi. La Francia vive una stagione di conti pubblici sotto osservazione e di governi fragili, e la scuola è il primo capitolo che si comprime quando bisogna far quadrare il bilancio, perché i suoi effetti si vedono tardi. Questa volta si sono visti subito, e nel modo più brutale.
Ridurre tutto a ordine pubblico sarebbe l’errore più facile. I fermi possono svuotare le strade per qualche giorno, ma non riempiranno le cattedre vuote. Una generazione che scopre di poter fermare il Paese bloccando i cancelli di un liceo non dimenticherà la lezione, qualunque cosa decida Parigi nelle prossime settimane.





