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2 Ottobre 2026La nuova legge elettorale supera il primo voto segreto: premio di maggioranza al 42% e preferenze, una riforma pensata da chi governa
Il passaggio era delicato e la maggioranza lo ha superato senza sbavature. Con 229 voti contrari e 151 favorevoli la Camera ha respinto le pregiudiziali di costituzionalità presentate dalle opposizioni sulla nuova legge elettorale, tornata a Montecitorio per la terza lettura dopo le modifiche del Senato. Era uno scrutinio segreto, il terreno su cui di solito si consumano le vendette interne: le assenze nel centrodestra sono state appena una decina. Segno che sulla regola del gioco la coalizione è compatta, perché sa che da quella regola dipende il proprio futuro.
L’impianto è ormai definito. Si torna a un sistema proporzionale corretto da un premio di maggioranza fisso, che scatta per la lista o coalizione arrivata prima a condizione che superi il 42% dei voti, sia alla Camera sia al Senato. Il premio porta la maggioranza fino a un tetto di 220 deputati e 113 senatori. Se nessuno raggiunge la soglia, o se le due Camere danno esiti diversi, si resta al proporzionale puro. Il nome del candidato premier va indicato al momento del deposito del simbolo. Restano gli sbarramenti attuali, il 10% per le coalizioni e il 3% per le liste, ma anche le formazioni che non li superano contribuiscono al conteggio utile per il premio. Gli eletti si scelgono con un misto di preferenze e capolista bloccati.
Le critiche delle opposizioni toccano punti reali. Con l’affluenza dell’ultima tornata, il 42% dei voti validi corrisponde a poco più di un quarto degli aventi diritto: una minoranza del Paese potrebbe ottenere la maggioranza assoluta del Parlamento. I capolista bloccati rendono le preferenze in parte apparenti. E c’è l’obiezione di metodo, forse la più seria: si cambiano le regole a ridosso del voto, con il solo consenso di chi le scrive.
La maggioranza risponde che il premio è più contenuto di quanto si dica e che la governabilità è un bene pubblico. È un argomento che ha una sua dignità. Ma una legge elettorale non dovrebbe essere giudicata solo per i risultati che produce, quanto per la fiducia che genera. Il punto debole di questa riforma è proprio lì: non nasce da una ricerca condivisa, ma dal calcolo di una parte su come conservare il vantaggio. E le leggi elettorali costruite su misura hanno in Italia una lunga storia di vite brevi, spesso interrotte dalla Corte costituzionale.
C’è un’ironia che qualcuno in aula ha colto: proporzionale, preferenze, premio di maggioranza. Sembra il ritorno a un’Italia che si credeva archiviata, con la differenza che allora i partiti erano comunità radicate nei territori e oggi sono in larga parte macchine attorno a un leader. Le preferenze, senza partiti veri, rischiano di premiare chi ha più risorse personali per farsi votare.
L’iter prosegue, e salvo sorprese la legge arriverà in porto. Resta da vedere se servirà a dare stabilità o soltanto a rendere più netta una frattura che il Paese già conosce.





