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6 Ottobre 2026Geotermia, Cinzia Mammolotti sceglie i dati che le servono: la legge del 2019, i rapporti ARPAT e lo studio sul tallio dicono altro
di Pierluigi Piccini
C’è un metodo nella lettera di Cinzia Mammolotti, e conviene chiamarlo per nome. Si prende un limite superato e lo si presenta come vigente. Si prende un solo piezometro e si ignora la rete che sorveglia la falda da quattordici anni. Si cita uno studio sanitario e se ne tace la conclusione. Ieri ho risposto ai suoi argomenti uno per uno. Oggi porto i documenti che la sua lettera non nomina.
Il limite dei 100 MW non è più il metro con cui si giudica una centrale sull’Amiata. Nel 2019 il Consiglio regionale ha approvato la legge n. 7 sulla geotermia, che sposta il criterio dalla potenza installata alle emissioni. Il livello da non superare è lo scenario emissivo esistente, considerato nel suo effetto cumulativo. È un vincolo più severo di qualsiasi tetto in megawatt: una nuova centrale passa solo se il cumulo delle emissioni non cresce, e quindi solo se gli impianti esistenti vengono migliorati. A volere quel principio furono anche le forze che chiedevano più tutele per la montagna. Chi oggi si appella ai 100 MW ignora la regola più rigorosa che il territorio ha ottenuto. La stessa legge impone il monitoraggio dell’aria presso i ricettori sensibili: in continuo per l’idrogeno solforato, con campagne stagionali per mercurio, arsenico, boro e ammoniaca. Gli inquinanti che l’autrice dice trascurati sono scritti nella legge, uno per uno. Su questo criterio sarà giudicata PC6, ed è nella valutazione di impatto ambientale che Enel dovrà dimostrare di rispettarlo.
Sull’acqua, l’autrice costruisce la sua prova su un solo strumento, il piezometro David Lazzaretti. Non dice che con il riassetto di Piancastagnaio e la costruzione di Bagnore 4 la Regione ha prescritto una rete dedicata: quattro piezometri, nove punti di falda e sorgente, otto stazioni di acque superficiali. Enel la campiona e ARPAT la controlla con prelievi propri, pubblicando ogni anno i risultati. L’ultimo rapporto, sul 2025, non registra valori anomali significativi per nessun parametro. In quattordici anni la chimica della falda non ha mai mostrato il segno che lascerebbero i fluidi geotermici risaliti lungo le faglie. Quel segno è la prova che l’autrice dovrebbe portare, e non c’è. Il calo dei livelli invece c’è, lo registrano anche questi piezometri, e ARPAT lo ha discusso tra gli effetti della crisi climatica sulle acque sotterranee. Proprio per questo il Comune pretende il bilancio idrico dell’acquifero, atteso dal 2001: è l’unico strumento capace di separare il peso del clima, dei prelievi e di ogni altra causa. Chi è sicuro della risposta prima di averlo dovrebbe spiegare su cosa basa la sua certezza.
Sul tallio la vicenda è istruttiva. Quando le prime analisi di InVETTA mostrarono livelli elevati di questo metallo nel sangue e nelle urine, ARPAT usò la rete di monitoraggio nata con Bagnore 4 per fornire dati all’Agenzia regionale di sanità, ricostruendo quasi vent’anni di misure. Il risultato, pubblicato nel 2019, è che sorgenti, piezometri e acque superficiali hanno concentrazioni di tallio venti volte inferiori al limite raccomandato dall’Istituto Superiore di Sanità. L’unica eccezione è una piccola sorgente non potabile ad Abbadia, spiegata da un’anomalia geologica naturale. Le misure alle emissioni delle centrali non hanno indicato rilasci significativi. InVETTA ha poi individuato la via principale di esposizione nell’alimentazione, nella frutta e nella verdura degli orti. Il tallio sta nelle rocce della montagna, passa nel terreno e alcune piante lo assorbono. Lo studio chiede di approfondire anche il ruolo dell’idrogeno solforato e di controllare pozzi privati e ortaggi. Il Comune è il primo a volerlo, perché le risposte si ottengono misurando, non presumendo.
Questi documenti non sono nascosti in nessun allegato secretato. Sono sui siti della Regione e di ARPAT, a disposizione di chiunque voglia leggerli prima di scrivere. Il confronto sulla geotermia ha bisogno di dati verificati e di sedi formali, e ne ha a disposizione: la valutazione di impatto ambientale di PC6, il bilancio idrico, i nuovi controlli sanitari. È lì che il Comune porterà le sue richieste. Chi ha prove migliori di queste le porti nella stessa sede.





