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Questa mattina la Regione Toscana convoca il tavolo di crisi sulla vicenda Logimer-Acqua&Sapone di Piancastagnaio. Oltre cento posti di lavoro — sessanta dipendenti diretti, più l’indotto — che rischiano di scomparire da un territorio che non può permettersi di perdere nulla.
Piancastagnaio è al centro di questa storia non per caso. Il magazzino Logimer è nato qui. La famiglia Brogi, di Piancastagnaio, lo ha costruito negli anni Ottanta partendo dal Mercatissimo: un grande punto di rifornimento per i venditori ambulanti della Toscana, dell’Umbria e del Lazio. Da lì è cresciuto il marchio Acqua&Sapone, con un centinaio di negozi distribuiti nelle tre regioni. La base logistica è sempre rimasta sul Monte Amiata. Radici vere, non di circostanza.
Radici che non sono state solo sentimentali. Piancastagnaio ha offerto a quest’azienda condizioni che pochi territori in Italia possono garantire. Il teleriscaldamento geotermico abbatte i costi energetici fino all’ottanta per cento rispetto alla media nazionale — un vantaggio strutturale, concreto, che compare eccome nei bilanci aziendali. Non è un dettaglio sentimentale: è risparmio reale, è competitività, è voce di conto economico che si vede. I servizi all’infanzia e le scuole primarie hanno calibrato i propri orari su quelli delle aziende locali: una rete di welfare territoriale che altrove non esiste, e che ha permesso a decine di lavoratrici di conciliare turni e famiglia senza dover scegliere — con ricadute dirette sulla produttività e sull’assenteismo. Il territorio ha costruito intorno a quest’azienda un ecosistema di supporto che non è generosità astratta: è valore economico misurabile, anno dopo anno.
E poi c’è quello che i numeri faticano a contenere. Acqua&Sapone è nata dalla creatività dei pianesi, dalla loro determinazione nel lavoro, da una cultura produttiva radicata in questo pezzo di Amiata. Non è retorica: è storia industriale. Il Mercatissimo degli anni Ottanta funzionava perché c’erano persone capaci di farlo funzionare. Quella capacità è rimasta qui.
Ora si dice che la nuova sede sarà a Pescara. Non è ancora ufficiale, ma è una voce che si fa sempre più concreta. E con lei cresce la certezza di quello che i sessanta lavoratori di Piancastagnaio dovranno affrontare: un’offerta di trasferimento che nessuno, ragionevolmente, accetterà.
Il sindaco Franco Capocchi e l’amministrazione comunale di Piancastagnaio non stanno ad aspettare. Hanno portato la questione ai livelli istituzionali necessari, hanno lavorato perché la Regione aprisse questo confronto, hanno tenuto alta la pressione politica su una vicenda che sarebbe potuta scivolare nel silenzio. Il tavolo di oggi è anche frutto di quella insistenza.
L’Unione dei Comuni Amiata-Val d’Orcia ha parlato chiaro: una scelta inaccettabile, in assenza di crisi aziendale, che colpisce famiglie reali in un territorio già fragile. I sindaci sono compatti.
Il tavolo si apre. Ma il conto — quello vero — è già scritto.
Pierluigi Piccini





