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20 Ottobre 2026Ampugnano, i comitati portano al ministero le norme europee contro l’ampliamento dell’aeroporto
La partita sull’aeroporto di Ampugnano arriva a Roma. Il Comitato AmpugnaNO, con la Rete Comitati No Ram, ha depositato al Ministero dell’Ambiente le proprie osservazioni al Piano Nazionale Aeroporti 2026-2035, nella procedura di Valutazione Ambientale Strategica. Non è una protesta generica ma un’obiezione di diritto: le previsioni del piano per gli scali minori sarebbero in contrasto con i regolamenti europei 1315/2013 e 1679/2024, che escludono interventi su aeroporti privi di un volume minimo di passeggeri e vicini ad altre infrastrutture aeroportuali.
Ampugnano rientra in entrambe le condizioni. Dista 74,6 chilometri da Grosseto e 78,1 da Firenze, dentro la fascia che le norme comunitarie considerano già servita. Il traffico passeggeri, poi, non c’è. Lo dice la stessa documentazione dell’Enac: nella graduatoria dei bacini d’utenza degli scali di aviazione generale, calcolata sulla popolazione che li raggiunge in trenta minuti, Ampugnano non compare nemmeno tra i primi quindici. È un dato che pesa, perché viene dall’ente che dovrebbe sostenere il progetto.
Il punto vero è un altro, e i comitati lo dicono con chiarezza. Dietro la formula della “Rete di Supporto” non c’è il rilancio di un aeroporto per Siena, ma la trasformazione degli scali minori in luoghi dove spostare ciò che gli aeroporti maggiori non vogliono più: manutenzioni, scuole di volo, parcheggio delle flotte. Attività rumorose, con un impatto ambientale rilevante e poca ricaduta occupazionale e economica sul territorio. Una funzione di servizio decisa altrove, per esigenze altrui.
È una vicenda che Siena conosce bene. Da trent’anni Ampugnano torna periodicamente come promessa di sviluppo, con progetti che cambiano nome e proponenti ma lasciano la stessa domanda senza risposta: a chi serve davvero? Ogni volta si è parlato di collegamenti, turismo, internazionalizzazione; ogni volta i numeri hanno smentito le intenzioni. Oggi lo schema si rovescia. Non si promette più nulla al territorio, gli si chiede soltanto di ospitare.
Intanto c’è un’altra strada, ed è quella che il Comune di Sovicille e i cittadini indicano da tempo: il trasferimento del sedime demaniale perché sia destinato a un uso utile alla comunità. È la differenza tra subire una scelta e progettare il proprio futuro. Il Comitato la riassume dicendo che il destino di un luogo spetta a chi lo abita, non a chi lo decide dall’alto, e chiede che la valutazione ambientale misuri gli effetti reali sugli equilibri del territorio.
Ora la pratica è sul tavolo del ministero. Sarebbe utile che anche le istituzioni senesi dicessero con chiarezza da che parte stanno, senza aspettare l’esito della procedura. Le norme europee offrono un argomento solido. Manca ancora una visione condivisa di cosa debba diventare quell’area.





