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7 Novembre 2026Anac, Altieri rinuncia alla presidenza dopo 24 ore: il nodo dell’indipendenza dell’Autorità anticorruzione
È durata poco più di un giorno la designazione di Trifone Altieri, detto Nuccio, alla presidenza dell’Autorità nazionale anticorruzione. Il Consiglio dei ministri aveva avviato la procedura di nomina per sostituire Giuseppe Busia, giunto a fine mandato, ma la scelta ha sollevato subito una tempesta politica. Dopo una giornata di polemiche, l’ex deputato barese ha ritirato la propria disponibilità, spiegando di averne parlato con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e con i vicepresidenti Matteo Salvini e Antonio Tajani. Palazzo Chigi lo ha ringraziato, apprezzandone la sensibilità.
Al centro delle contestazioni c’è il percorso politico di Altieri. Eletto alla Camera con Forza Italia e poi passato alla Lega, nel 2024 era stato nominato responsabile nazionale Difesa del partito. Le opposizioni, dal Partito democratico al Movimento 5 Stelle, da Alleanza Verdi e Sinistra a Italia Viva, +Europa e Azione, hanno contestato la nomina richiamando la norma che esclude dalla guida dell’Autorità chi abbia ricoperto incarichi politici o elettivi nei tre anni precedenti. Alcune forze hanno sollevato dubbi anche sul suo ruolo al vertice di una società del gruppo Fincantieri attiva nel settore delle infrastrutture e delle opere pubbliche, cioè proprio in quel mondo degli appalti su cui l’Anac è chiamata a vigilare.
Il governo ha difeso la proposta, sostenendo che era stata preceduta da una valutazione dei requisiti. Lo stesso Altieri, nel messaggio con cui ha annunciato il passo indietro, si è detto dispiaciuto per gli attacchi mediatici, rivendicando la propria esperienza maturata in importanti realtà istituzionali e industriali e ribadendo di avere i titoli per l’incarico. La sua è stata presentata come una scelta di opportunità politica, non come un’ammissione di incompatibilità. Per i sostenitori della nomina, un profilo con esperienza di governo e di impresa avrebbe potuto portare all’Autorità competenze concrete sul funzionamento degli appalti; per i critici, proprio quella vicinanza a un partito di maggioranza e al mondo delle opere pubbliche rendeva impossibile garantire la terzietà richiesta.
La vicenda si chiude, ma la questione resta aperta. L’Anac non è un ufficio qualsiasi: vigila sulla trasparenza della pubblica amministrazione, sulla prevenzione della corruzione e sulla regolarità dei contratti pubblici, in una stagione in cui le risorse del Pnrr e i grandi cantieri hanno moltiplicato le occasioni di rischio. La sua autorevolezza si fonda sull’indipendenza, reale e percepita, da chi governa. Per questo la legge prevede un periodo di distanza dalla politica e chiede che la nomina passi attraverso il parere delle commissioni parlamentari con una maggioranza qualificata, così da coinvolgere anche le minoranze.
Chi ha amministrato un ente locale sa quanto il rapporto con l’Autorità pesi nella vita quotidiana dei Comuni, dai piani anticorruzione alle verifiche sulle gare. Proprio per questo serve una guida che sia riconosciuta da tutti come arbitro, non come espressione di una parte. Ora il governo dovrà individuare un nuovo nome. La strada più solida sarebbe un profilo condiviso, scelto per competenza e indipendenza, capace di superare il voto delle commissioni senza strappi. Dopo questo incidente, sarà difficile per chiunque proporre una figura che sollevi gli stessi dubbi: la credibilità dell’Anac vale più di qualsiasi equilibrio di maggioranza.





