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7 Novembre 2026La successione al vertice della Banca centrale europea è ufficialmente aperta, e sarà una corsa a due. Alla scadenza del termine per le candidature, il presidente dell’Eurogruppo Kyriakos Pierrakakis ha ricevuto soltanto due nomi: l’olandese Klaas Knot e lo spagnolo Pablo Hernández de Cos. La partita si è messa in moto dopo che Christine Lagarde ha comunicato, a fine ottobre, l’intenzione di lasciare l’incarico entro il 7 febbraio 2027, con alcuni mesi di anticipo rispetto alla scadenza naturale del mandato.
I due candidati sono banchieri centrali di lungo corso, ma con profili e storie diverse. Knot, 59 anni, ha guidato la banca centrale dei Paesi Bassi dal 2011 al 2025 e porta con sé la fama di falco, cioè di sostenitore di una politica monetaria rigorosa, attenta soprattutto alla stabilità dei prezzi. De Cos, 55 anni, è stato governatore della Banca di Spagna dal 2018 al 2024 e oggi dirige la Banca dei regolamenti internazionali di Basilea; viene considerato più incline a posizioni accomodanti, sensibile alla crescita e alla sostenibilità dei debiti pubblici, pur con una solida attenzione all’equilibrio dei conti. Chi li conosce sottolinea che entrambi hanno dimostrato pragmatismo e capacità di rivedere le proprie convinzioni quando i fatti cambiano.
Sulla carta l’olandese parte favorito. Per essere nominato servirà però il sostegno di almeno sedici dei ventuno Paesi dell’area euro, una maggioranza qualificata rafforzata che obbliga a costruire alleanze. Il primo confronto tra i ministri delle Finanze è previsto nella riunione dell’Eurogruppo di lunedì, e non si esclude un’intesa già al vertice europeo dei prossimi giorni. La decisione finale spetterà ai capi di Stato e di governo, dopo la consultazione del Parlamento europeo e del Consiglio direttivo della Bce. Nel frattempo la cancelleria tedesca ha incontrato entrambi i candidati, segno di quanto Berlino consideri centrale la scelta.
Dietro i nomi si gioca il vecchio equilibrio tra Nord e Sud dell’Europa. I Paesi settentrionali vedono in un presidente legato alla tradizione rigorista una garanzia di credibilità verso i mercati; quelli mediterranei guardano con favore a una figura più attenta all’occupazione e alla tenuta dei debiti sovrani. La presidenza, inoltre, non è l’unica casella in gioco: nei prossimi mesi si dovranno sostituire anche il capo economista e il membro del comitato esecutivo responsabile delle operazioni di mercato, e le nomine finiranno inevitabilmente per intrecciarsi.
Per l’Italia la posta è alta. Con uno dei debiti pubblici più elevati del continente, il nostro Paese dipende più di altri dall’orientamento della Bce sui tassi e dagli strumenti che tengono sotto controllo lo spread. Il passaggio di consegne avviene in una fase relativamente tranquilla, con l’inflazione vicina all’obiettivo e i tassi su livelli neutrali, ma la storia recente insegna che le crisi arrivano all’improvviso. In quel momento, la sensibilità di chi siede a Francoforte farà la differenza.





