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20 Ottobre 2026
LUIGI TENCO – VEDRAI VEDRAI
20 Ottobre 2026Caso David Rossi, la commissione indica Mussari e Ceccherelli, che non sono indagati: un’ipotesi tutta da verificare in sede giudiziaria
Sono passati più di tredici anni dalla sera del 6 marzo 2013, quando David Rossi precipitò dalla finestra del suo ufficio a Rocca Salimbeni. Il 19 ottobre la commissione parlamentare d’inchiesta sulla sua morte ha fatto per la prima volta dei nomi. Lo ha fatto il presidente Gianluca Vinci durante la riunione dell’Ufficio di presidenza. Secondo gli elementi acquisiti dalla commissione, nella vicenda sarebbero coinvolti, con ruoli diversi, l’ex presidente del Monte dei Paschi Giuseppe Mussari e Gabriele Ceccherelli, ex calciante del calcio storico fiorentino. Mussari sarebbe il presunto mandante di un’azione intimidatoria che nelle intenzioni iniziali non avrebbe dovuto portare alla morte del capo della comunicazione della banca. Ceccherelli avrebbe organizzato l’azione e scelto le persone da coinvolgere, che non sono ancora state individuate, restando lui stesso all’esterno del palazzo. Lo stesso Vinci ha precisato che si tratta di una ricostruzione investigativa maturata nei lavori della commissione, non di responsabilità accertate.
Su questo punto occorre la massima precisione. Né Mussari né Ceccherelli risultano indagati. La ricostruzione si fonda sulle dichiarazioni di due testimoni raccolte durante i lavori della commissione. Secondo quanto riportato dalla stampa, uno sarebbe un imprenditore ritenuto vicino ad ambienti della ‘ndrangheta e l’altro un detenuto. La loro attendibilità è interamente da verificare. Gli atti saranno trasmessi alla magistratura, e i due chiamati in causa potranno essere ascoltati.
Le reazioni sono state immediate. Mussari ha definito l’accusa una follia prima ancora che una calunnia. Ha annunciato azioni legali e ha dichiarato di non essere mai stato convocato da questa commissione né contattato dalle procure. Già nel 2022, davanti alla prima commissione d’inchiesta, aveva parlato di Rossi come di un fratello e di un amico. Ceccherelli, assistito dall’avvocato Federico Bagattini, ha dichiarato di non avere nulla a che fare con la vicenda e si è detto disponibile a essere ascoltato. La notizia era stata anticipata il giorno prima in televisione da Massimo Giletti. Vinci ha spiegato che la scelta di rendere pubblici questi elementi serve anche a consentire agli interessati di difendersi davanti alla commissione.
Antonella Tognazzi e Carolina Orlandi, moglie e figlia di Rossi, hanno preso posizione attraverso il loro legale, Carmelo Miceli. Confermano l’apprezzamento per il lavoro della commissione. Nella relazione intermedia del marzo 2026 la commissione aveva escluso l’ipotesi del suicidio, su cui si erano fondate le archiviazioni giudiziarie. Le due donne hanno però espresso anche sgomento per l’indicazione di presunti mandanti ed esecutori. Chiedono che la valutazione dei nomi e delle testimonianze spetti soltanto alla magistratura, nel rispetto del contraddittorio e dei diritti di tutte le parti. Respingono le condanne mediatiche e dichiarano di non escludere alcuna ipotesi investigativa.
Per Siena è un passaggio delicato. Da una parte c’è il bisogno di verità di una famiglia che attende da tredici anni, e di una parte della città che non si è mai riconosciuta nelle risposte avute finora. Dall’altra c’è un principio che va difeso senza eccezioni: un nome pronunciato in sede parlamentare non è una sentenza. Le testimonianze vanno vagliate con tutte le garanzie del processo, e chi viene chiamato in causa ha diritto alla presunzione di innocenza. Una commissione d’inchiesta ha poteri importanti, ma non è un tribunale. Il suo lavoro ha valore se apre la strada alla magistratura, non se la sostituisce.
Restano aperte domande che riguardano la storia recente della città. Bisogna capire perché ci siano voluti tredici anni per arrivare a questo punto, e quale fosse il clima intorno al Monte nei mesi più difficili della sua storia. Spetta ora alle procure stabilire se queste dichiarazioni reggono alla prova dei fatti. Tutti gli altri, giornali e politica compresi, farebbero bene a evitare certezze affrettate, in un senso o nell’altro.





