
Il gasolio a due euro e venticinque svuota gli scaffali: la protesta dei tir sale dal Sud fino a Roma
20 Ottobre 2026
Caso David Rossi, la commissione indica Mussari e Ceccherelli, che non sono indagati: un’ipotesi tutta da verificare in sede giudiziaria
20 Ottobre 2026Milano, cinquecento soldati per strada: la risposta dello Stato a una rabbia che non sa ancora leggere
Il governo ha scelto la via più visibile. Dopo il sabato di guerriglia in piazza Duomo, a Milano arriveranno altri cinquecento militari dell’operazione Strade Sicure, con poteri assimilabili a quelli di polizia per tre mesi. Con loro arriva un nuovo decreto sicurezza, il sesto se si contano i provvedimenti su rave, Cutro e Caivano. Prevede il fermo preventivo esteso da dodici a ventiquattro ore e applicabile anche ai minorenni, l’arresto obbligatorio per chi devasta durante le manifestazioni e un nuovo reato di danneggiamento aggravato. Il testo è atteso oggi in Consiglio dei ministri. Molti dettagli restano da definire, a partire da cosa potranno davvero fare i soldati nelle strade.
I fatti sono noti. Il 17 ottobre il corteo di “Italia in piazza”, convocato sui social contro il carovita, il prezzo dei carburanti e la pressione fiscale, è stato sopraffatto da centinaia di giovanissimi vestiti di nero. Ci sono state barricate in fiamme, bombe carta, vetrine sfondate tra il Duomo e San Babila, un negozio saccheggiato e decine di feriti. Il dato che pesa di più riguarda gli arrestati: trentadue, di cui ventitré minorenni. Nella stessa piazza si sono trovati collettivi studenteschi, ragazzi delle periferie e giovani arrivati dall’hinterland, insieme a chi era venuto davvero per protestare contro una vita diventata troppo cara.
Il presidente della Repubblica ha detto la cosa più seria di questi giorni. Ha definito inaccettabili le violenze e insieme ha invitato a non fermarsi alla repressione, perché il fenomeno ha tratti inediti e va capito prima di essere governato. Le prime ore della politica sono andate nella direzione opposta. La presidente del Consiglio ha chiesto alle opposizioni una condanna senza ambiguità. Un vicepremier ha liquidato la piazza come un misto di centri sociali e degrado. Da Washington è arrivata perfino l’interpretazione di Trump, che attribuisce tutto all’immigrazione.
Così si rischia di sbagliare diagnosi. Un ragazzo di quindici anni che esce con gli amici e alle due di notte telefona alla madre dalla questura non è un militante organizzato. È il segno di una generazione che non ha luoghi, non ha linguaggio politico e trova nella piazza convocata su TikTok l’unico spazio in cui sentirsi visibile. Le ragioni della protesta esistono e le violenze le hanno coperte. Il sindaco di Milano ha fatto bene a distinguere le une dalle altre. Lo stesso hanno fatto i sindaci del Sud, che parlano di famiglie allo stremo.
Il fermo preventivo per i minori aggiunge un problema di principio. Si limita la libertà personale di un adolescente non per ciò che ha fatto, ma per ciò che potrebbe fare. È una scelta che il nostro ordinamento ha sempre trattato con estrema cautela. Va pesata anche per la sua efficacia, perché chi ha esaminato i decreti precedenti sostiene che alle promesse di ordine sia seguito spesso il contrario. I soldati possono presidiare le strade, ma non possono riempire il vuoto che c’è dietro quelle strade: scuole in affanno, periferie senza servizi, salari fermi, affitti fuori portata.
Nel frattempo in Francia è scattato il coprifuoco in diverse città e la destra si presenta come il partito dell’ordine in vista delle presidenziali. Non è un caso isolato, perché le rabbie europee si somigliano. Uno Stato che risponde solo con l’uniforme ammette di non avere altro da offrire. Ripristinare l’ordine è necessario. Ma da amministratori bisognerebbe chiedersi anche cosa troveranno questi ragazzi il giorno dopo, quando i soldati se ne andranno.





