
The Birth of the Virgin by Master of the Osservanza, c.1440
1 Marzo 2026
Frederick Wiseman, Lauretta Ngcobo, and the Voices of a Restless World
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Ci sono settimane in cui le notizie scorrono veloci e tutto sembra consumarsi nell’arco di poche ore. E poi ci sono letture che chiedono il contrario: fermarsi, rallentare, guardare meglio. Non per evadere dall’attualità, ma per comprenderla con più profondità.
Questa settimana cinque articoli – tra cultura, politica e letteratura – offrono proprio questo: uno sguardo più lungo sul presente.
Il primo riguarda un personaggio che tutti credono di conoscere: Batman. Un articolo de Il Post racconta quella che viene definita la migliore storia mai realizzata sull’eroe di Gotham. Non è solo una questione di fumetto o di intrattenimento. Batman, in fondo, è una delle grandi mitologie moderne: un personaggio costruito sull’ombra, sulla paura, sul trauma e sull’idea di giustizia. Alcune storie riescono a trasformare questo immaginario popolare in una riflessione molto più ampia sulla città, sulla solitudine e sulla responsabilità individuale. È uno di quei casi in cui la cultura popolare diventa letteratura civile.
Dalla cultura popolare si passa poi alla geopolitica. Il Foglio prova a guardare il futuro dell’Ucraina partendo da una domanda difficile: cosa significa pensare al domani quando la guerra non è ancora finita? Il pezzo non offre soluzioni facili. Piuttosto suggerisce che il futuro del paese si intravede proprio dentro il buio della guerra: nella capacità di resistere, nella trasformazione dell’identità nazionale, nella ridefinizione dei rapporti con l’Europa. Non è solo una questione militare, ma storica e culturale.
Il terzo articolo ci porta invece nell’Inghilterra dell’Ottocento con due giganti della pittura: Turner e Constable. Su Doppiozero il confronto tra i due non viene raccontato come una semplice rivalità artistica. Turner è il pittore del fuoco, della luce che dissolve il mondo. Constable è il pittore della pioggia, del paesaggio vissuto e quotidiano. Due modi opposti di guardare la natura: uno quasi cosmico e visionario, l’altro legato alla memoria e alla terra. In mezzo c’è una domanda che riguarda ancora noi: come rappresentare il paesaggio quando il mondo sta cambiando?
Sempre di paesaggio, ma in senso storico e simbolico, parla anche la grande mostra dedicata ad Anselm Kiefer a Milano. Domani racconta “Le Alchimiste”, un progetto che riporta alla luce figure femminili cancellate o dimenticate dalla storia. Kiefer costruisce un coro di donne rimosse, trasformando la memoria in materia artistica. Le sue opere – fatte di piombo, terra, cenere, libri – ricordano che la storia non è mai neutra: ciò che vediamo dipende anche da ciò che è stato nascosto.
Infine la letteratura. Il Tascabile dedica un articolo a Fleur Jaeggy, una delle scrittrici più enigmatiche della lingua italiana. La sua scrittura è essenziale, tagliente, quasi chirurgica. Ogni parola sembra pesata con una precisione estrema. Non c’è compiacimento, non c’è espansione narrativa: solo frasi che colpiscono come piccoli lampi. Leggerla significa entrare in un territorio dove la lingua si fa strumento di scavo psicologico e morale.
Cinque letture diverse tra loro, ma unite da un filo comune. Che si tratti di un fumetto, di una guerra, di un paesaggio dipinto, di una mostra o di un racconto, tutte queste storie mostrano come la cultura continui a essere uno dei modi più seri per interrogare il presente.
Perché capire il mondo non significa soltanto seguire le notizie. Significa anche ascoltare le storie che lo attraversano.





