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29 Settembre 2026Code ai distributori di Siena per la benzina scontata, ma i gestori rischiano di pagare il conto
A Siena la notizia è arrivata in fretta. Fin dalle otto del mattino davanti agli impianti Eni della città si sono formate lunghe file, da viale Toselli a viale Bracci fino a Taverne d’Arbia. Automobilisti in coda prima di andare al lavoro, serbatoi riempiti fino all’orlo come non accadeva da settimane. Il motivo è il tetto ai prezzi deciso dal gruppo energetico partecipato dallo Stato: per trenta giorni la benzina non supererà 1,99 euro al litro e il gasolio 2,19. È un ribasso di circa diciassette centesimi, subito imitato da Ip. Tra una pompa e l’altra si è anche discusso di politica, chiedendosi se il merito sia della compagnia o del governo. Ma il sentimento dominante era un altro: sollievo misto a stanchezza, dopo settimane di rincari e con stipendi che non tengono il passo dell’inflazione.
Dietro le code, però, c’è un conto che nessuno vede, e lo pagano i gestori degli impianti. Il prezzo calmierato si applica a tutto il carburante già nelle cisterne, acquistato alle condizioni precedenti. Il margine di un benzinaio oscilla tra due e tre centesimi al litro. Con uno sconto di diciassette centesimi su un prodotto già pagato, la perdita supera i quattordici centesimi per ogni litro in giacenza. Le organizzazioni di categoria senesi hanno fatto un esempio concreto. Un impianto con ventimila litri in cisterna li vende normalmente in tre o quattro giorni e ne ricava circa seicento euro di utile lordo. Con la nuova operazione chiude invece con una perdita netta di circa tremilacinquecento euro, oltre al guadagno mancato. A seconda delle scorte, il danno per singolo distributore va dai tremila ai settemila euro. È come chiedere a un lavoratore di rinunciare a tre mesi di stipendio.
Tra i gestori le posizioni non sono uniformi. C’è chi giudica giusta la decisione, magari tardiva, e si fida dell’impegno della compagnia a rimborsare le perdite. Altri chiedono una garanzia formale, fino all’ultimo centesimo. Senza questa garanzia, avvertono le associazioni, alcuni impianti potrebbero non applicare subito il nuovo prezzo e aspettare di esaurire le scorte più care. Il rischio sarebbe di deludere proprio gli automobilisti che l’operazione vuole aiutare.
Il punto sollevato dalla categoria va oltre la contabilità di qualche settimana. Gli sconti ai consumatori sono benvenuti, ma deve pagarli chi li decide. Se la compagnia ha potuto abbassare il prezzo da un giorno all’altro, il margine esisteva, e non stava alla pompa. Per questo i gestori chiedono un meccanismo nazionale e stabile di contenimento dei prezzi, che coinvolga tutte le compagnie invece di affidarsi a iniziative temporanee.
Per Siena e il suo territorio la questione pesa più che altrove. Fuori dalle mura l’auto resta indispensabile, e il distributore è spesso uno dei pochi servizi rimasti nelle frazioni e nei paesi. Mettere in difficoltà questi piccoli imprenditori, con margini già ridotti al minimo, significa indebolire un’altra rete di prossimità. La vera verifica arriverà alla fine del mese. Si vedrà allora se i prezzi torneranno a salire e se il costo dell’operazione sarà stato davvero sostenuto da chi l’ha voluta.





