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GlaxoSmithKline ha annunciato investimenti imponenti per i suoi due campus senesi: oltre 260 milioni di euro tra il sito produttivo di Rosia e quello di ricerca di Torre Fiorentina. Nuove linee di produzione, vaccini a mRNA, anticorpi monoclonali, intelligenza artificiale, impianto fotovoltaico. Una narrazione ambiziosa, coronata da un evento pubblico fissato per il 1° aprile a Sovicille, intitolato con cura “Tra sostenibilità e innovazione.”
Eppure CGIL e CISL battono i pugni sul tavolo. Chiedono garanzie, vogliono un incontro, pretendono di vedere il piano industriale per il sito senese. E non senza ragione.
Rosia cresce, ma non in posti di lavoro
Il cuore degli investimenti è a Rosia, il sito produttivo. L’obiettivo dichiarato è passare da 60 a 130 milioni di dosi di vaccino l’anno entro il 2030. La terza linea di infialamento è già installata. Le nuove macchine di ispezione visiva lavorano con algoritmi di machine learning. Il progetto GlycoRevolution da 35 milioni aggiorna la filiera della meningite.
È un sito che cresce — ma in volumi e automazione, non in occupazione. Il saldo dei lavoratori resta negativo: 257 uscite incentivate già effettuate, altre 25 annunciate. Le stabilizzazioni di circa cento precari previste per il 2026 non compensano le perdite. Rosia produce di più con meno persone. È la logica dell’industria farmaceutica moderna, e non è necessariamente uno scandalo. Ma va detta chiaramente.
Il vero nodo è Torre Fiorentina
Il campus di ricerca in via Fiorentina, a Siena, è il punto più delicato. GSK annuncia un nuovo edificio da 30 milioni di euro, con inizio lavori nel 2027. Un segnale di presenza, certo. Ma un edificio nuovo non significa nuovi ricercatori: può servire benissimo a consolidare in spazi più moderni un organico già ridotto. E l’organico su questo sito si è ridotto eccome.
La CGIL di Siena ricorda di aver chiesto all’azienda, dal novembre 2024, quali siano le strategie per il sito senese. Risposta: nessuna, fino ad oggi. Su Torre Fiorentina il silenzio è rimasto, mentre le uscite continuavano.
Gli annunci prima del confronto
C’è anche una questione di metodo. La presentazione del 1° aprile arriva dopo che i sindacati hanno già alzato pubblicamente la voce. Non è un dettaglio: l’annuncio mediatico costruisce un’immagine positiva nell’opinione pubblica e mette chi chiede garanzie nella posizione scomoda di sembrare contrario a chi investe. È una tecnica consolidata nelle grandi multinazionali: i numeri grandi in prima pagina, le uscite incentivate in nota a piè di pagina.
Vale la pena notare anche una piccola incongruenza: i comunicati recenti parlano di 262 milioni complessivi, mentre in precedenza circolava la cifra di 300 milioni. La differenza non è stata spiegata. In un contesto in cui si chiede trasparenza, anche questo conta.
Cosa chiedono i sindacati
La posizione di CGIL e CISL non è di opposizione agli investimenti. L’annuncio è benvenuto, dicono, ma il saldo occupazionale resta negativo. Quello che i sindacati vogliono è un tavolo, un piano industriale leggibile, una prospettiva chiara per i lavoratori di Siena — non solo per le linee di produzione di Rosia.
È una richiesta ragionevole. Un’azienda che investe oltre 260 milioni in un territorio ha il dovere di dire con precisione quanti posti crea, quanti ne elimina, e con quale orizzonte temporale. Le presentazioni suggestive non sostituiscono questa trasparenza.
GSK è un attore industriale importante per Siena, e il suo radicamento nel territorio è un dato positivo. Ma proprio per questo, la chiarezza vale più della narrazione. I lavoratori di Torre Fiorentina meritano di sapere cosa GSK pensa di fare di loro nei prossimi cinque anni. Non il 2 aprile, dopo la bella presentazione. Adesso.





