
MPS, ASSEMBLEA 15 APRILE 2026
13 Aprile 2026Il cinabro e la patria. La miniera del Siele e le famiglie che tennero insieme il Risorgimento e l’Amiata
II. Le case che fecero l’Italia
Gli storici del Risorgimento tendono a lavorare per monumenti: Mazzini, Garibaldi, Cavour, Vittorio Emanuele. La storia vera — quella dell’infrastruttura, dei finanziamenti, delle reti clandestine, delle case dove si tramavano le insurrezioni e si custodivano i manoscritti — è quasi sempre storia di donne rese invisibili dalla grammatica della grandeur maschile. Sara Levi Nathan è una di queste donne. Forse la più importante tra quelle che non compaiono nei manuali.
Sara Levi Nathan nacque a Pesaro il 7 dicembre 1819. A undici anni rimase orfana di madre. Per preservare in lei la fede ebraica fu mandata dai parenti materni a Livorno, città che garantiva una certa libertà di culto. Wikipedia Lì conobbe il futuro marito Moses Nathan, banchiere di Francoforte, e seguì a Londra, dove mise al mondo dodici figli e aprì le porte di casa ai patrioti italiani in esilio. Casa Nathan a Londra era già, negli anni Quaranta dell’Ottocento, un luogo politico prima che domestico.
Risalgono al 1848 i primi contatti epistolari attestati con Giuseppe Mazzini. Con il tempo Sara Levi divenne una delle corrispondenti più assidue di Mazzini e, sul finire della sua vita, la sola depositaria degli sfoghi e dei piani del leader repubblicano, compresi quelli per la lotta armata. 150anni Non era una semplice ammiratrice né una benefattrice sentimentale. Era il terminale operativo di una rete che aveva bisogno di denaro, di case sicure, di donne capaci di tenere un segreto e un conto corrente nello stesso tempo. Attraverso di lei passavano i finanziamenti che il Partito d’Azione, e più tardi l’Alleanza repubblicana universale, destinavano all’acquisto di armi e alla promozione delle attività insurrezionali. 150anni
Le sue case erano istituzioni politiche in forma domestica. Una sequenza di luoghi — Londra, Firenze, Milano, Lugano — che la polizia dei vari stati preunitari teneva sotto sorveglianza e che per questo esigevano continui spostamenti. Caduta la Repubblica romana nel 1849, Mazzini tornò a Londra rifugiandosi dai Nathan, la cui casa divenne il punto di riferimento dei mazziniani e più in generale dei democratici in Inghilterra. Regione Sara scelse come educatore dei propri figli Maurizio Quadrio, uno dei collaboratori più fidati di Mazzini: la formazione politica e quella familiare dovevano essere la stessa cosa, inscindibili. Fu nella sua villa di Lugano, La Tanzina — acquistata nel 1865 per sfuggire all’arresto — che Mazzini mise a punto i piani per i tentativi insurrezionali del 1869 nell’Italia del Nord. 150anni La Tanzina ospitò Carlo Cattaneo, Agostino Bertani, Nino Bixio, Federico Campanella: non una dimora borghese, ma un cenacolo politico clandestino con tetto e giardino. Carlo Cattaneo morì a Lugano in casa Nathan. Parcon Mazzini morì nel 1872 a Pisa, nella casa di Giannetta, figlia di Sara, moglie di Pellegrino Rosselli — il nome che unisce le due famiglie anche nell’atto finale.
E Garibaldi? Sara aveva con lui un rapporto diretto, appassionato, politicamente urgente — quello di chi sa che tra i due grandi uomini del Risorgimento c’è una frattura che può vanificare tutto, e che occorre ricucire. Il 19 agosto 1862, da Lugano, Sara lanciò a Garibaldi un appello diretto: “La Patria è salva se sono uniti i due uomini che l’Italia ama e stima al di sopra di tutti”. 9Colonne La lettera è rimasta. È uno dei documenti più limpidi della politica risorgimentale: una donna che scrive a Garibaldi per dirgli che la divisione con Mazzini è il vero pericolo, nel momento in cui le forze sabaude si preparano a fermarlo ad Aspromonte. L’appello non fu ascoltato. Ma il gesto dice tutto dell’autorevolezza di Sara: non chiedeva, interveniva. Non supplicava, argomentava. Trattava con Garibaldi da pari, perché si sentiva tale, e ne aveva ogni ragione.
Quando Mazzini morì, Sara era al suo capezzale. Ai funerali si occupò del feretro insieme alla moglie di Aurelio Saffi e domandò di non imbalsamare la salma, ma la sua richiesta non venne ascoltata. Wikipedia Anche in quell’ultima circostanza, Sara voleva decidere. E anche in quell’ultima circostanza fu ignorata. La storia delle donne è anche questa: essere presenti in ogni momento decisivo, e poi sparire dalla narrazione di quel momento.
Ma ciò che seguì non poteva essere ignorato. Sara si fece promotrice della pubblicazione degli scritti di Mazzini, curando l’edizione nazionale delle opere e la donazione di oltre 4.500 autografi, confluiti poi nella Biblioteca del Risorgimento a Roma. Cimitericapitolini Acquistò tutti i manoscritti, tutti i diritti editoriali, organizzò la trasmissione ai posteri dell’intero corpus del pensiero mazziniano. Senza di lei, una parte considerevole di quell’archivio sarebbe probabilmente dispersa. Il Risorgimento che leggiamo nei libri è anche, in misura che non sappiamo calcolare, il Risorgimento che Sara ha salvato.
[2-continua]





