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15 Ottobre 2026Il Papa operato di tumore al polmone: la verità detta subito e la Chiesa che si riorganizza
Domenica, all’Angelus, Leone XIV aveva parlato ai fedeli come si parla in famiglia: un nodulo al polmone, individuato in fase molto iniziale e ben localizzato, e un ricovero imminente. Martedì 13 ottobre, poco dopo le tredici, è entrato al Policlinico Gemelli tra applausi e grida d’affetto. In serata il bollettino ha detto tutto ciò che c’era da dire: in un intervento di circa novanta minuti, senza complicanze, l’équipe guidata dal professor Stefano Margaritora gli ha asportato con tecnica videoassistita il lobo inferiore del polmone destro, e l’esame istologico eseguito in sala ha confermato la diagnosi di adenocarcinoma polmonare.
Le notizie del giorno dopo sono buone. La notte è trascorsa tranquilla, il Papa si è alzato, ha mangiato, ha cominciato la fisioterapia respiratoria e ha concelebrato la messa in una sala dell’ospedale. Il decorso previsto è di circa una settimana. Ma la medicina ha i suoi tempi e le sue cautele: la parola radicale, usata dai chirurghi, indica l’obiettivo dell’intervento, non ancora la certezza che non resti malattia. Mancano lo stadio definitivo e le analisi molecolari, da cui dipenderà l’eventuale necessità di terapie successive. È lì, nei linfonodi e nei risultati di laboratorio, che si concentra ora l’attenzione.
Quello che colpisce, prima ancora dell’esito, è il modo. Per secoli la salute del pontefice è stata materia di silenzio, di mezze frasi, di smentite seguite da conferme tardive. Leone XIV ha scelto un’altra strada: annunciare lui stesso la malattia, prima dell’operazione, e lasciare che i medici la chiamassero col suo nome. È una forma di rispetto verso chi crede e verso chi semplicemente osserva, e insieme un gesto che sottrae spazio alle voci incontrollate. Un uomo di settantuno anni che dice di essere malato non perde autorità; la rende più credibile, perché la mostra fragile come quella di chiunque.
Intanto la Chiesa si organizza. Nei giorni dell’assenza, il governo ordinario passa attraverso la Curia, e si parla di un ruolo più ampio per il cardinale Tagle e per i capi dei dicasteri. Non c’è vuoto di potere, perché il Papa è lucido e presente, ma c’è una macchina che deve funzionare senza il suo centro fisico. È un banco di prova per la riforma della Curia avviata negli ultimi anni, pensata proprio per rendere il governo meno dipendente dalla persona del pontefice.
E poi c’è la preghiera, che attraversa i continenti: dalla piazza San Pietro alla diocesi di Roma, fino a Gaza, dove le comunità cristiane assediate hanno pregato per un Papa che più volte aveva parlato di loro. Mentre in Vaticano si chiudeva l’incontro sull’Amoris laetitia, dal Gemelli arrivava un messaggio sulla famiglia che può crescere anche quando è ferita. Difficile non leggerci, almeno in filigrana, qualcosa che riguarda anche lui.





