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di Pierluigi Piccini
In Toscana esiste un solo vero progetto industriale pubblico: Plures, la società che fino a poco tempo fa si chiamava Alia Multiutility e che riunisce acqua, energia e rifiuti. Fattura circa due miliardi, ha un piano di investimenti da due miliardi e mezzo in cinque anni e serve oltre due milioni di utenti. Ma se si guarda chi la possiede, si capisce che di toscano ha soprattutto il nome.
I soci sono una sessantina di Comuni, quasi tutti dell’area fiorentina. Firenze ha quasi il trentasette per cento, Prato più del diciotto, poi Pistoia ed Empoli. Siena, Arezzo e Grosseto non ci sono. Il sud è legato al progetto solo attraverso Estra, la società dell’energia nata dall’unione delle aziende del gas di Prato, Arezzo e Siena.
L’uomo che ha costruito la holding è l’amministratore delegato Alberto Irace. Il metodo è stato semplice: far crescere Alia unendo altre società pubbliche, i cui Comuni hanno conferito le proprie quote ricevendo in cambio azioni della holding. Così sono entrate Publiservizi, Consiag, Acqua Toscana e altre partecipazioni, fino al controllo di Publiacqua ed Estra.
Proprio Estra mostra il limite dell’operazione. Plures ne possiede circa il quaranta per cento, Arezzo e Siena il venticinque ciascuna. Per comandare, Firenze ha firmato un patto con Arezzo e ha lasciato fuori Siena, che pure è tra i fondatori. Ai senesi è rimasta la vicepresidenza, mentre altri decidevano sulla sede di Siena e sui suoi duecento dipendenti. Da allora l’ingresso della provincia senese nella multiutility è fermo.
Eppure il sud ha in mano una carta forte. Se Siena e Arezzo portassero insieme le loro quote di Estra, che valgono circa trecento milioni, non entrerebbero come piccoli soci: diventerebbero il secondo o il terzo azionista della multiutility, alla pari di Prato. Se si aggiungesse anche Grosseto, sarebbero il secondo, subito dopo Firenze. A quel punto la multiutility non potrebbe più decidere da sola: sarebbe obbligata a coinvolgere il sud in tutte le scelte strategiche.
Il patto serve a rendere questo peso stabile e scritto. Siena, Arezzo e Grosseto devono entrare nel gruppo dei soci che guidano la società, accanto a Firenze e Prato. Sulle decisioni più importanti, come la quotazione in Borsa, la sede o la vendita di parti dell’azienda, serve anche il loro consenso. Una quota degli investimenti va destinata alla Toscana del sud, e la sede di Siena con i suoi posti di lavoro va garantita.
C’è però una condizione: il sud deve presentarsi unito. Insieme vale quanto Prato; diviso, ogni provincia torna a essere un socio minore. Quando Siena e Arezzo hanno trattato separatamente, una delle due è sempre rimasta fuori. E la Regione deve fare da garante, perché il progetto industriale più importante della Toscana non può dipendere solo dall’accordo tra tre sindaci della piana fiorentina.
C’è infine una risorsa che a Firenze sembrano dimenticare. Una multiutility che vuole guidare la transizione ecologica non può ignorare che la principale energia rinnovabile della regione è a sud, sull’Amiata: la geotermia. Piancastagnaio sta costituendo una società interamente pubblica che gestirà il calore geotermico, le reti e i servizi per il paese e le sue imprese. Non sarà una quota da cedere alla holding, ma un soggetto con cui la holding dovrà trattare alla pari.
È questa la scelta davanti a Plures. Finora è cresciuta assorbendo altre società. Per diventare davvero toscana dovrà accogliere un socio forte, il sud, e condividere con lui le decisioni.





