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Pubblicati in Francia i quaderni del filosofo nell’esilio americano con la moglie Raïssa Dalla lucida analisi del carattere anticristiano del regime tedesco fino ai duri giudizi sull’antisemitismo dei cattolici americani
È il 12 settembre 1939, le truppe naziste hanno invaso la Polonia da pochi giorni, ma l’affermazione è tranchant. E profetica, per quanto azzardata: «Hitler non trionferà». È il 30 ottobre 1939, l’Europa brucia, e la previsione sembra totalmente fuori luogo, ma quanto mai lungimirante: «Se io sono persuaso che la guerra che la Francia e l’Inghilterra sono obbligate a fare sia una guerra giusta, io sono ugualmente convinto che la catastrofe storica nella quale l’Europa è entrata provocherà dei rinnovamenti di cui noi non possiamo ancora prevedere la grandezza. Io credo in particolare che l’Europa sarà condotta ad assumere una struttura federale». È il 22 luglio 1940 e i nazisti che hanno conquistato Parigi lo reclamano: «Julien Green è venuto alle 11. Quale gioia vederlo. Mi dice che il governo francese consegna ai tedeschi gli scrittori francesi che i tedeschi reclamano». E nei diari del cardinale Baudrillart, arcivescovo del tempo a Parigi, si legge che il porporato il 22 luglio riceve la visita di un tenente colonnello della Gestapo, venuto ad indagare sull’Institute Catholique de Paris, «sull’opinione cattolica nei loro riguardi, sulla nostra opera di propaganda, le nostre conferenze, il mio ruolo, quello di Maritain, quello di Robert d’Harcourt… Una certa cortesia; ritorneranno».
Jacques Maritain, le sue confidenze privatissime. I suoi pensieri. Le sue previsioni. Le sue angosce. E quelle dell’amata moglie Raïssa. Ora li si può leggere e consultare, una miniera di informazioni, di volti, di storie, un tourbillon di vita culturale che durante gli anni sconvolgenti della seconda guerra mondiale vede la coppia franco- russa trasferirsi a New York, prima lui, poi lei, con il dubbio e l’angoscia di fare la cosa giusta, e non tradire l’amata Francia, ma scegliendo di fare resistenza attiva Oltreoceano, con un impegno intellettuale a tutto tondo. Tuffarsi in 30, Fifth Avenue. Carnets de guerre. Tome I 1939-1942 (Desclée de Brouwer, da poco nelle librerie francesi) significa vivere in presa diretta le vicende storiche, politiche, militari e intellettuali di quegli anni dal filtro di uno degli intellettuali più in vista in Europa in quegli anni, richiesto in università di tutto il mondo per tenere conferenze: Toronto, Città del Messico, Philadelphia, Washington… Con molta lucidità Maritain sa scorgere già nel patto von Ribbentrop- Molotov, con cui la Germania nazista e l’Urss comunista si accordavano (era il 23 agosto 1939) di non attaccarsi a vicenda, un evento “apocalittico”, storicamente e culturalmente pregnante per svelare il tratto luciferino dei due regimi: «Il patto è firmato. Ribbentrop è decorato con l’Ordine di Lenin. Che simbolo! Infine ecco smascherata la parentela profonda tra nazismo e comunismo. È un avvenimento enorme, che chiarirà le coscienze, ma che per il momento è catastrofico – annota il 24 agosto 1939 –. Oh poveri uomini che avete donato le vostre vite, qualche volta le vostre anime, a Hitler contro il comunismo, a Stalin contro il fascismo! Oh povera Spagna». Convinzione espressa compiutamente in una missiva del 26 giugno 1941 a Francis McMahon, all’indomani dell’invasione tedesca della Russia: «Tanto il nazismo che il comunismo sono due forme differenti dello stesso male radicale e per il momento il nazismo è dal punto di vista militare come psicologicamente molto più efficace e potente. È il nemico n° 1 del cristianesimo. Aiutare il popolo russo è opporsi al nemico più forte e più pericolosamente minaccioso del mondo, al cuore di un conflitto mortale. È una questione di buon senso. D’altra parte è donare una chance di liberarsi al popolo russo – e al mondo – sia dalla schiavitù comunista e dalla schiavitù nazista, mostrandosi generosi per quel popolo rientegrandolo nella comunità occidentale – è una questione di intelligenza politica e di saggezza cristiana». Una posizione che Maritain sostenne con forza, arrivando a distinguersi dalle posizioni delle gerarchie ecclesiastiche che, del resto, già prima vedevano nell’autore di Umanesimo integrale qualcuno di troppo “moderno”: «Lettera dell’abbé Journet [il futuro cardinale, ndr], che mi trasmette la corrispondenza con l’infelice Garrigou-Lagrange [domenicano dell’Angelicum, ndr]. Io sono “sospetto” a Roma, si utilizza la mia conferenza al Congress of Faiths contro di me senza leggerla. Questi teologi, maestri di verità, che disprezzano verità e l’intelligenza per condannare senza leggere i testi sono dei traditori della loro vocazione e dei tipi di umanità veramente vili » (3 aprile 1940). Da casa Maritain nella Grande Mela passano personalità di grandissima statura: Dorothy Day è spesso a pranzo o cena, lei che, insieme a Paul Maurin aveva fondato il movimento del Catholic Worker facendo riferimento diretto agli scritti di Maritain; ma anche Julien Green, il celebre scrittore francese («vorrebbe conoscere un convento in America dove possa andare a fare un ritiro, in vista di una decisione importante da prendere», scrive Maritain il 26 settembre 1939). È il caso anche di Marc Chagall, che in esilio negli Usa trova dai Maritain accoglienza e ospitalità: sabato 22 giugno 1941 Maritain può annotare, con scrittura squillante: «Gli Chagall. Arrivati!», essendo tra i primi rifugiati che poterono lasciare Marsiglia per New York. Tre giorni dopo, il 25 giugno, l’artista ebreo è a casa Maritain, cosa che avverrà più volte, per esempio il 4 ottobre 1942 a cena, mentre il 18 novembre dello stesso anno Chagall è prodigo di auguri per il 60° compleanno di Maritain.
Il filosofo personalista, foriero di una visione considerata di solito “moderata”, è tutt’altro che tiepido e lassista quando ci sono in ballo sfregi e offese al cristianesimo, alla sua visione della fede cristiana. Verga parole durissime con i cattolici americani che simpatizzano con Hitler in senso antiebraico: «I cattolici americani sono in massa simpatetici con Coughlin (un noto prete statunitense con spiccate tendenze antisemite, ndr) o comunque tiepidi davanti a lui. Su tutto sono fascistizzanti, assolutamente al di sotto della loro missione. Bisognerà che tutto questo sia bilanciato. La pagheranno cara» (23 maggio 1940). Può parlare a ragione veduta, Maritain, perché quando i nazisti prendono Parigi, è casa sua che prendono di mira, segnale eloquente che era considerato pericoloso dal nazismo stesso: «Apprendo che la Gestapo ha perquisito casa nostra, portato via libri e carte. L’idea che quei cani siano penetrati in casa nostra, letto le nostre lettere, spogliato lo studio di Raïssa, entrati nella cappella, mi riempie di irritazione. Spero che non vi sia niente di compromettente per gli amici» si sfoga il 14 settembre 1940.
Non mancano annotazioni e dettagli abbastanza singolari negli appunti maritainiani. Per esempio, si apprende che, secondo alcune testimonianze, i soldati tedeschi venivano “drogati” dai loro capi per poter essere più ferocemente performanti in battaglia e nella repressione sui civili: il 24 luglio 1941, parlando della campagna tedesca in Russia e notando i primi segni di debacle, Maritain scrive che «la salute dei soldati tedeschi comincia a cedere, si attribuisce questo alla sconfitta dei Panzer. Sotto-alimentazione da anni, e uso di eccitanti artificiali per dopare i soldati. Così Hitler si è ferito con le sue stesse armi».
Resta comunque impressionante notare come, in maniera lucidissima, Maritain abbia scorto nel nazismo un tratto anticristiano così preciso e pericoloso, che spesso non tutti nella Chiesa avevano colto, vedendo invece nel comunismo (sovietico e non solo, anche a causa della guerra civile di Spagna) la minaccia più letale al cristianesimo. Il 3 maggio 1940 riceve la visita di Goetz Briefs, sociologo cattolico tedesco, direttore dell’Istituto di Sociologia di Berlino, incontrato negli anni Venti, esiliato in America all’avvento di Hitler. Scrive Marila tain: «Briefs è persuaso che il veleno essenzialmente anticristiano e precristiano dell’hitlerismo è andato fino in fondo nella gioventù tedesca». Ma c’è anche una speranza: «Crede che la Baviera è ora il centro antinazista più importante della Germania», quella stessa Baviera da cui germoglierà il frutto della Rosa Bianca e di Romano Guardini, curiosamente non citato nei diari maritaniani.
Si staglia, eccome, nel pensiero di Jacques Maritain, una convinzione storica teologicamente ardita ma audace, che dalla guerra e dal massacro nazi-sovietico scatenatosi nel 1939 sorga un cristianesimo rinnovato: il 12 settembre 1940, pochi giorno l’inizio del conflitto, confida: «Ci interroghiamo insieme sui destini dell’Europa, e talvolta ci domandiamo se la civiltà occidentale, la nostra comune civiltà cristiana, presa tra due forme parimenti mostruose di schiavitù e di disprezzo della coscienza umana: il totalitarismo dello Stato comunista e il totalitarismo dello Stato razzista, potrà resistere alle forze di disintegrazione spirituale che la minacciano. E dunque, io vorrei gridarlo dai tetti che la situazione spirituale dell’Europa è completamente cambiata, e che la salvezza dell’Europa è cominciata. Io sono assolutamente convinto che la civiltà occidentale sarà salvata, più esattamente, essa è già salvata.
[…] Io dico che la civiltà occidentale è già salvata: il segno eclatante di questa salvezza è il modo in cui due popoli che hanno orrore della guerra [Francia e Inghilterra] sono entrate in guerra per fermare la mostruosa impresa della dominazione hitleriana. Sul piano della lotta temporale, la forza totalitaria anticristiana ha preso, con Hitler, le armi dell’aggressione militare. […] Se Hitler trionferà, l’ideale di una società di uomini liberi, fondata sul rispetto effettivo dei diritti della persona, che offre a ciascuno una equal opportunity di sviluppare i doni che egli ha ricevuto da Dio, e aperta all’intesa fraterna, sarà colpita al cuore. Ma Hitler non trionferà».





