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24 Settembre 2026Magrini in Deputazione generale: una nomina meritata, ma il civismo non si conquista con una poltrona
di Pierluigi Piccini
La nomina di Daniele Magrini nella Deputazione generale della Fondazione Monte dei Paschi merita di essere accolta per quello che è: la scelta di una persona che Siena la conosce davvero, nelle sue pieghe più profonde e meno raccontate. Magrini ha attraversato la città e il suo territorio con lo sguardo del giornalista e la pazienza del divulgatore, e sarebbe impossibile enumerare tutto il lavoro che ha fatto per far conoscere un patrimonio che spesso i senesi stessi danno per scontato. Conosce il mondo contradaiolo dall’interno, con il rispetto che quel mondo esige, e ha saputo guardare oltre le mura con libri brillanti sull’intelligenza artificiale, segno di una curiosità che non si è mai chiusa nel perimetro locale. E c’è poi un merito civile che va ricordato: fu tra i primi, se non il primo, a porre pubblicamente domande sulla morte di David Rossi, quando farlo significava esporsi e rompere un silenzio comodo per molti. In una Fondazione che deve ritrovare credibilità, competenza e indipendenza, una figura così porta valore.
Fin qui, dunque, tutto bene. Ma attorno alla nomina si è sviluppata una lettura politica, avanzata da alcuni esponenti del centrosinistra, secondo cui la scelta sarebbe anche un segnale rivolto alle liste civiche, una sorta di strizzata d’occhio in vista delle prossime scadenze. Personalmente non credo a questa interpretazione, e non per ingenuità: credo che ridurre Magrini a una pedina di un gioco di alleanze sia un torto alla sua storia e, in fondo, anche all’istituzione in cui entra. La Deputazione non dovrebbe essere il luogo dove si mandano messaggi, ma quello dove si governa con responsabilità un bene che appartiene alla comunità.
Se però quella lettura fosse vera, varrebbe la pena dire con chiarezza una cosa: il rapporto con il civismo non si costruisce con una nomina. Il civismo nasce proprio dalla stanchezza verso una politica che distribuisce incarichi per compensare o per attrarre, e pensare di intercettarlo con gli stessi strumenti significa non averne capito la natura. Le liste civiche, quando sono autentiche, sono comunità di persone che si sono messe in gioco sui territori, sui problemi concreti, sulle scelte amministrative quotidiane. Non si lasciano avvicinare con un gesto, per quanto apprezzabile.
Altro è il percorso che potrebbe davvero portare a un avvicinamento politico, in previsione delle elezioni politiche e soprattutto delle amministrative. Un percorso fatto di ascolto reciproco, di programmi discussi apertamente, di riconoscimento delle differenze e di una disponibilità a condividere non solo i posti ma le decisioni. Richiede tempo, lealtà e una certa umiltà da parte dei partiti, che dovrebbero accettare di non essere più il centro esclusivo della rappresentanza.
A Magrini, intanto, l’augurio di buon lavoro: la Fondazione ha bisogno di persone libere. Al centrosinistra, il consiglio di non confondere una scelta giusta con una strategia.





