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Iran, il giorno dopo. Chi comanda a Teheran e cosa vuole Washington
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La morte della guida suprema iraniana Ali Khamenei non ha posto fine al regime di Teheran né al conflitto in Medio Oriente. Israele continua i bombardamenti su Teheran e ha esteso le operazioni anche in Libano contro Hezbollah. L’Iran risponde con nuovi lanci di missili verso Israele e con attacchi che hanno coinvolto anche gli Emirati Arabi Uniti.
Il conflitto si sta progressivamente allargando e coinvolge sempre più attori internazionali. Francia, Regno Unito e Germania hanno dichiarato di essere pronti a compiere azioni difensive contro missili e droni iraniani. Parigi rafforza la propria presenza militare nella regione, mentre il premier britannico Keir Starmer ha autorizzato l’uso delle basi britanniche da parte degli Stati Uniti.
Il presidente americano Donald Trump ha parlato di un’operazione militare che potrebbe durare fino a quattro settimane. Nel frattempo l’oppositore iraniano Reza Pahlavi invita l’Europa a sostenere l’iniziativa americana contro il regime.
In questo clima di forte tensione, il presidente francese Emmanuel Macron prepara un discorso sulla deterrenza nucleare francese e sul possibile contributo alla sicurezza europea. L’obiettivo è rafforzare la difesa del continente senza mettere in discussione il controllo nazionale sull’arma atomica.





