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Il primo Concistoro convocato da Leone XIV ha deciso di rilanciare la sfida dell’annuncio del Vangelo e la questione dell’unica forma relazionale e istituzionale che lo rende credibile. Senza il Vaticano II, non avremmo queste scelte
Papa Leone XIV ha iniziato il ciclo di udienze del 2026 dedicandolo al Concilio Vaticano II. Questo fatto a sessant’anni dalla fine dei lavori conciliari ci conferma, se mai ce ne fosse stato bisogno, di come questo evento ecclesiale, da troppi conosciuto solo di nome, sia stato epocale. Non per niente le tensioni ecclesiali degli ultimi sessant’anni si sono giocate tutte in riferimento all’insegnamento conciliare: c’è stato chi ha cercato di comprenderlo e viverlo, c’è stato chi l’ha usato per fare arbitrariamente ciò che voleva, c’è stato chi ha tentato di normalizzarlo come se il Concilio non avesse fatto altro che dire in bella forma il già noto e c’è stato chi l’ha contrastato definendolo un male o l’inizio dei mali della Chiesa.
Tutto questo è accaduto in quella fase che gli esperti chiamano di recezione conciliare. Tutti i Concili infatti, dopo essere stati celebrati, consegnano il proprio insegnamento alle Chiese perché queste si confrontino con quanto insegnato, lo comprendano, lo interroghino e lo vivano in modo creativo. I testi conciliari non sono istruzioni da applicare, ma prese di coscienza ecclesiali che poi vanno vissute e che nel vivere rivelano ciò che la sola presa di coscienza non poteva fare. Accade così anche nell’esistenza individuale. In alcuni momenti abbiamo bisogno di fermarci per comprendere ciò che stiamo vivendo e ciò che è bene fare, ma ciò che elaboriamo di valido in questi momenti si riversa poi nella vita e qui si chiarisce, si conferma o si corregge, si arricchisce, si dilata.
Per quanto riguarda il Vaticano II, però, questa fase di recezione è stata piena di rumore, di disturbi comunicativi cioè, e persino di manipolazione. Per questo motivo ripartire dai testi conciliari sembra proprio un’ottima idea. Certo, chiunque studia il Concilio sa che non si può prescindere dai testi, ma sa anche che questi vanno compresi considerando accuratamente ciò che c’era prima, quelle che erano le idee al momento del Concilio, perché solo in questo modo si può
comprendere la novità proposta dai padri conciliari, la direzione nuova da loro indicata alle Chiese. I testi conciliari, invece, non sono stati sempre letti nel loro contesto in modo da comprendere dove ci indirizzavano, ma per sostenere idee di comodo e troppo spesso sono stati resi innocui quando si trattava di mettere mano alla riforma ecclesiale.
Il Papa ora vuole riprendere in mano questi testi. Con buona probabilità vuole mettere a tacere il rumore e frenare la manipolazione. Magari pensa che la straordinaria bellezza di questi documenti conquisti anche chi li ha sospettati o misconosciuti. Comunque sia, ci invita a leggere. Potremo così ricordare cosa c’era prima, scoprire la coscienza di Chiesa proposta nel Vaticano II e accorgerci che la riforma che il Concilio ha abilitato è ancora ai blocchi di partenza. Le questioni oggi urgenti che il Concilio non tratta sono molte – basta indicare quella macroscopica della presenza delle donne nella Chiesa – ma la visione di Chiesa che esso delinea offre l’orizzonte per affrontarle tutte evangelicamente.
I testi di allora non ci permettono di fronteggiare tutte le questioni di oggi (a volte il Vaticano II è stato causa, suo malgrado, di alcune problematiche contemporanee, come il sovraccarico di responsabilità e di fatica sul vescovo) ma allo stesso tempo è da quell’evento che sono scaturiti processi promettenti per il rinnovamento e il ringiovanimento della Chiesa, come per esempio la riscoperta della sinodalità. I padri conciliari non parlano della sinodalità, ma vi sono immersi, e così tutti i testi conciliari trasudano la consapevolezza che la Chiesa per discernere e decidere ha bisogno di radunarsi e cercare il consenso. Da qui pratiche di condivisione, ascolto, conversione reciproca, ma da qui anche la visione di una Chiesa di popolo, in cui non c’è nessuno o nessuna privo dello Spirito, in cui non c’è nessuno che non conti o che non abbia da svolgere la propria missione perché la Chiesa sia se stessa. Davvero i testi conciliari sono come un germe che, piantato nel terreno delle Chiese, è capace oggi di dare frutti impensati. E forse uno di questi germi è già fiorito nel primo Concistoro convocato da papa Leone se i cardinali mettono da parte i temi della liturgia (intesa nel senso di una possibile ulteriore legittimazione del rito precedente l’ultimo Concilio) e della Curia romana (che per quanto importante rimane un tema di organizzazione istituzionale relativa al ministero petrino) per occuparsi dell’annuncio del Vangelo (legato in modo particolare a Evangelii gaudium) e della sinodalità, per occuparsi cioè del motivo per cui la Chiesa esiste e dell’unica forma relazionale e istituzionale che può rendere oggi credibile l’annuncio stesso. Senza il Concilio (e senza papa Francesco coraggioso testimone di un Concilio cui non ha partecipato) non avremmo avuto queste scelte. Ora, la fase di recezione del Concilio non è chiusa. Ripartire dai testi, riscoprire la loro novità rispetto al contesto precedente, convertirsi allo stile conciliare, attento alla tradizione ecclesiale e al vissuto odierno per un annuncio credibile del Vangelo: questo è ciò che ci possiamo aspettare tornando ai testi. Poi sarà nostro compito, come Chiesa, spingerli in avanti, perché essi non si possono applicare, ma solo seguire. Si può cioè solo camminare nella direzione che i testi indicano, ma camminando, inevitabilmente, si va più lontano. Il tanto rumore suscitato negli ultimi sessant’anni derivava forse dalla paura di andare avanti ma oggi non vogliamo più averne. Questo è il nostro tempo, di chi non ha vissuto il Concilio (ci ricorda giustamente papa Leone) ma lo eredita come un bene preziosissimo, come ciò che ci dà oggi la possibilità di essere una Chiesa capace di testimoniare il Vangelo. Questo è il nostro tempo e noi non vogliamo avere paura. presidente del Coordinamento teologhe italiane





