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Pierluigi Piccini
All’indomani dell’assemblea del Monte dei Paschi, Siena si scopre piena di voci. Il Buongoverno annuncia una rete nazionale dei piccoli azionisti e chiede al Governo di ricorrere al golden power. Il capogruppo del Pd in Consiglio regionale, Simone Bezzini, invoca una piattaforma condivisa tra Comune, Provincia, Regione e Governo. I sindacati presidiano viale Mazzini. Sono iniziative legittime e comprensibili. Il rischio è che questa somma di voci resti un rumore di fondo, mentre il calendario dell’operazione va avanti per conto suo.
I fatti sono noti. La Bce ha autorizzato Intesa il 27 ottobre. L’assemblea ha respinto le offerte su Banco Bpm e Banca Generali, cioè il piano difensivo di Lovaglio. Restano l’approvazione della Consob al documento d’offerta e la chiusura dell’istruttoria Antitrust, che Messina colloca entro fine novembre, mentre le adesioni sono attese tra novembre e dicembre. Lo spazio per trattare è quindi di poche settimane. Coincide con l’unico momento in cui l’offerente ha un interesse concreto a mostrarsi responsabile verso il territorio: finché un’autorità valuta, conviene apparire affidabili. Chiusa l’istruttoria, quell’interesse si attenua, ed è nella natura delle cose.
C’è poi un dato che merita attenzione. Maria Alberta Cambi racconta che all’assemblea i senesi erano pochi, mentre erano molti i piccoli azionisti arrivati da tutta Italia. Il flottante supera la metà del capitale. Metterli in rete è un’idea utile, a condizione che la rete diventi un soggetto capace di porre condizioni e non solo di esprimere un dissenso. Lo stesso vale per il golden power. È uno strumento del Governo, pensato per interessi strategici nazionali, e non sostituisce la capacità di Siena di sapere che cosa chiedere. Anche un Governo chiamato in causa ha bisogno di un elenco preciso, non di un appello.
Bezzini ha ragione quando dice che l’unità istituzionale è un valore. Ma l’unità conta se produce un testo. In quel testo devono esserci alcune cose. La sede legale e direzionale a Siena, e per quanto tempo. Il marchio. Le funzioni che restano in città, che non sono solo sportelli ma crediti, rischi, organizzazione e tecnologia. I livelli occupazionali e l’indotto. Il rapporto con la Fondazione. E poiché nel disegno concordato con Unipol metà della rete passerà a Bper, quel documento deve firmarlo anche Unipol. Servono infine verifiche periodiche, qualcuno che le faccia e conseguenze se gli impegni non vengono rispettati.
Le rassicurazioni del comunicato di Intesa del 3 ottobre vanno trasformate in obblighi, inseriti nel documento d’offerta o in un accordo sottoscritto con gli enti. Una parola data in conferenza stampa vale fino alla conferenza stampa successiva. Questo non significa essere a favore o contro Intesa. Significa fare il mestiere di chi amministra: prendere atto che il processo è avviato e far sì che il territorio entri nella trattativa con richieste misurabili, invece di assistervi da fuori.
Siena ha già attraversato grandi trasformazioni del Monte. Le ha tenute quando ha saputo scrivere le regole prima che le scrivessero altri. Oggi la domanda è la stessa di allora, e va posta subito, finché qualcuno ha interesse ad ascoltarla: chi garantisce che cosa, per quanto tempo, con quali verifiche. Il confronto comincia da un testo da firmare. Tutto il resto viene dopo.





