
Caetano Veloso – Oração Ao Tempo
3 Novembre 2026
Pierluigi Piccini
Salvo sorprese che oggi nessuno riesce a immaginare, il conto alla rovescia è cominciato. L’assemblea del 29 ottobre ha respinto il piano di Lovaglio, cioè le offerte su Banco Bpm e Banca Generali e la distribuzione straordinaria di riserve. Intesa Sanpaolo ha chiuso 49 procedimenti autorizzativi in 29 giurisdizioni, compreso il via libera della Bce al controllo di Mps e, indirettamente, di Mediobanca e Compass. Il documento d’offerta è all’esame della Consob, che dovrebbe approvarlo il 9 o il 10 novembre. Il periodo di adesione si aprirà con ogni probabilità nella settimana del 23. Messina ha escluso qualsiasi rilancio: il corrispettivo resta di 1,6 azioni Intesa di nuova emissione più 1,25 euro in contanti per ogni azione Mps, circa 31,4 miliardi in caso di adesione totale. All’Antitrust, sempre secondo Messina, il percorso dovrebbe chiudersi entro fine novembre. Chi conosce la materia ricorda che l’autorità può imporre prescrizioni, non vietare l’operazione.
Fin qui la cronaca. Il punto vero sta in quella quindicina di giorni tra il via libera della Consob e l’apertura delle adesioni. È l’ultimo tratto in cui le promesse possono ancora diventare obblighi. Dopo, l’operazione andrà avanti per inerzia, e ciò che non sarà stato messo per iscritto resterà affidato alla buona volontà di chi comanda. La buona volontà, in finanza, ha una durata media che coincide con il primo piano industriale successivo.
Per questo conviene guardare con attenzione a una scadenza che rischia di passare per un adempimento tecnico. Dopo la pubblicazione del prospetto, il consiglio di amministrazione di Mps deve esprimersi formalmente sull’offerta, al più tardi il giorno prima dell’apertura delle adesioni. Il comunicato dell’emittente non è un atto di cortesia. È il documento in cui il cda della banca bersaglio valuta la congruità del prezzo e le conseguenze dell’operazione per la società, per i suoi dipendenti e per la continuità delle sue funzioni. Giovedì il consiglio si riunisce per i conti dei nove mesi, per la prima volta al completo dopo l’ingresso di Gianluca Brancadoro e Alessandro Caltagirone. Da quel tavolo può uscire un elenco preciso di ciò che il documento d’offerta dice e di ciò che tace. Oppure può uscire una presa d’atto. La differenza non è di stile: è la differenza tra un consiglio che esercita una funzione e un consiglio che la registra.
Il documento d’offerta va letto riga per riga, perché lì c’è il disegno industriale vero, quello che i comunicati riassumono in formule rassicuranti. L’architettura è nota. Unipol dovrebbe ricevere l’entità giuridica Monte dei Paschi, il marchio e circa 635 filiali da integrare in Bper, mentre Intesa trattiene il resto. Quella dell’Antitrust non è dunque l’unica partita aperta. Ce n’è una seconda, meno visibile, tra chi acquista e chi riceve. Gli impegni sui tempi, sugli addetti e sulle funzioni che oggi stanno a Siena devono portare la firma di entrambi, perché un obbligo assunto da chi poi cede il perimetro vale quanto la carta su cui è scritto. C’è poi un dettaglio che dice molto sulla necessità di leggere bene: lo stacco dell’acconto sul dividendo Intesa è fissato proprio per il 23 novembre. Come quel dividendo si combini con il corrispettivo azionario dell’offerta è materia del prospetto, non delle interviste.
In questo quadro va letta la risposta che l’associazione Buongoverno ha ricevuto da Bankitalia. La segnalazione è stata trasmessa alla Bce, competente sulle banche vigilate nel meccanismo unico, e l’autorità ricorda di essere soggetta al segreto d’ufficio: non ci saranno informazioni né sull’esito delle valutazioni né su eventuali iniziative. È una risposta corretta e, proprio per questo, istruttiva. La vigilanza non tratta con i territori, non fa sapere e non deve far sapere. Chi pensava che la difesa del Monte potesse passare per gli esposti ne ricava una lezione utile. Gli strumenti che contano, a questo punto, sono gli atti che si firmano: il documento d’offerta, gli accordi con gli enti locali e con la Fondazione, gli impegni dell’acquirente e del destinatario delle filiali. Tutto il resto è testimonianza, rispettabile ma senza effetti.
Lo stesso vale per il fronte istituzionale. Simone Bezzini ha chiesto che Comune, Provincia e Regione tornino ad agire insieme, dopo le prime schermaglie tra centrosinistra e centrodestra. Ha ragione, e non per una generica esigenza di unità. Davanti a un gruppo che ha già concluso cinquanta procedimenti in mezzo mondo, un territorio che si presenta diviso non viene nemmeno ascoltato: viene semplicemente aggirato. Serve un solo interlocutore, con un solo testo e un solo elenco di condizioni, consegnato prima che il periodo di adesione si apra e non dopo.
La nota della Fisac Cgil, intitolata «Il futuro non è in vendita», indica il contenuto di quell’elenco con una precisione che la politica farebbe bene a fare propria. Chiede garanzie certe e verificabili sull’occupazione e sulle professionalità, sul mantenimento dei poli e delle funzioni centrali, sulla tenuta della rete delle filiali, sulla tutela da ogni mobilità territoriale imposta. Chiede un confronto immediato e trasparente con tutti i soggetti coinvolti. Si può discutere il tono, che rivendica anche un’equa redistribuzione del valore prodotto in anni di sacrifici. La sostanza è però quella giusta: non un no di principio, ma un elenco di obblighi da scrivere. È la stessa posizione che ho sostenuto nelle settimane scorse, né a favore né contro Intesa, ma dalla parte della serietà amministrativa. Un’operazione di questa portata si giudica da ciò che lascia scritto, non da ciò che promette in conferenza stampa.
Il calendario, a questo punto, non lascia margini. Il via libera della Consob, il comunicato del consiglio di Mps, l’apertura delle adesioni: tre passaggi in poco più di due settimane, ognuno dei quali chiude una porta che dopo non si riapre. Siena ha conosciuto altri momenti in cui il destino del Monte si è deciso in pochi giorni, e ha imparato che conta presentarsi con un testo, non con un sentimento. Si può rispondere con il lamento o con gli atti. Il lamento non ha scadenze. Gli atti sì, e la scadenza è tra due settimane.





