
What A Difference A Day Makes
5 Ottobre 2026
Mps-Intesa, la partita è decisa: ora Siena deve farsi mettere per iscritto le promesse di Messina
5 Ottobre 2026
di Pierluigi Piccini
Il PalaOrlandi approda in commissione come si arriva al pronto soccorso: tardi e in affanno. L’ipotesi che il Comune acquisti per un milione la struttura del Costone, inserita nel Dup senza un vero confronto nella maggioranza, ha prodotto il caos: Fratelli d’Italia chiede una pausa, la coalizione preme per lo scorporo, la giunta prova a stemperare i toni e l’opposizione attende in Consiglio.
Ma anche se la proposta venisse ritirata, la responsabilità di chi ha fatto la frittata resterebbe chiara. Forse la sindaca non è la responsabile principale, e altri si sono nascosti dietro la sua ombra, lasciando a lei l’esposizione pubblica e tenendo per sé il governo reale delle scelte. In un’amministrazione, però, chi rappresenta risponde, e che una proposta simile sia arrivata alle soglie del Consiglio senza concertazione dice molto sulla coalizione. Non è un incidente, è un metodo.
Il PalaOrlandi si somma infatti ad altri punti di crisi. C’è il Monte dei Paschi, dove ciascuno cercherà di scaricare su altri il peso delle scelte; ma chi è forza di governo, a Roma come a Siena, non può fare lo spettatore di una partita che ha contribuito a giocare. C’è il Palio, con troppe questioni da definire che chiedono decisioni e non rinvii. C’è la Beko, con ciò che comporta per il lavoro e le famiglie e con la domanda a cui rimanda: quale economia Siena voglia costruire oltre la rendita del turismo e della memoria. C’è il Biotecnopolo, che doveva essere la grande scommessa del dopo-Monte e resta una promessa incerta, senza che il Comune ne abbia mai assunto la regia. E c’è la casa, con il centro storico che perde residenti e studenti, svuotato da affitti brevi e costi insostenibili.
Sopra tutto pesa la mancanza di una visione, che trova il suo simbolo nella marginalità del Santa Maria della Scala. Quello che doveva essere il cuore culturale di Siena, il luogo in cui raccontarsi al mondo e ripensarsi, resta un contenitore in cerca di un progetto. Quando il luogo più carico di significato di una città è ai margini del suo dibattito, il problema non è gestionale: è politico nel senso più alto.
Per questo il PalaOrlandi conta più del suo valore economico. Il modo in cui la proposta è nata e sta per essere accantonata mostra un’amministrazione che procede per strappi, non costruisce il consenso prima di decidere e, nelle difficoltà, preferisce lo scorporo silenzioso alla discussione aperta. È lo stesso metodo che si intravede ovunque: l’assenza di un disegno in cui le singole scelte trovino senso.
L’autunno sarà difficile, e la tentazione di attraversarlo scansando ogni colpo è comprensibile. La maggioranza con ogni probabilità reggerà, ma arriverà agli appuntamenti elettorali sempre più logora. Perché governare Siena non significa evitare i muri contro muri: significa avere qualcosa da proporre quando si alzano.





