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5 Ottobre 2026
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5 Ottobre 2026Mps-Intesa, la partita è decisa: ora Siena deve farsi mettere per iscritto le promesse di Messina
Pierluigi Piccini
La domanda che Siena deve porsi da oggi non è più chi vincerà, ma che cosa chiedere a chi ha già vinto. Domenica pomeriggio il consiglio di Delfin, in poche ore e con la posizione pressoché unanime degli eredi Del Vecchio, ha deciso di conferire all’offerta di Intesa Sanpaolo l’intero 17,6 per cento del Monte e di votare il 29 ottobre in modo coerente con le condizioni poste da Ca’ de Sass. Lo stesso socio che ad aprile aveva sostenuto Lovaglio nel rinnovo del consiglio ha cambiato campo nel giro di un fine settimana, dopo che Intesa aveva portato la parte in contanti da un euro a un euro e venticinque per azione. Il messaggio di Messina ai soci senesi è un aut aut: se l’assemblea approva le offerte su Banco Bpm e Banca Generali, l’Opas decade; se le respinge, la strada verso Intesa è aperta. Con Delfin schierata, la seconda ipotesi è diventata la più probabile.
Dentro il comunicato di sabato c’è anche Siena: un polo tecnologico specializzato nella gestione di applicativi di business, legato all’università e capace di creare occupazione qualificata; una sede secondaria di strutture centrali con funzioni di governo; la “valutazione” di una nuova direzione commerciale in Toscana; più credito al territorio. Accanto, la parte che andrebbe a Unipol, con il marchio Mps, la sede a Siena e un hub per il Centro e il Sud. Sul lavoro, per il perimetro Intesa, circa 6.800 uscite volontarie compensate da altrettante assunzioni.
Basta rileggere i verbi per capire dove sta il problema. Un polo di cui non si conoscono addetti, investimento e tempi. Strutture centrali di cui non si sa quali, né con quanti dirigenti. Una direzione commerciale soltanto da valutare. Uscite e assunzioni pareggiate a livello di gruppo, senza dire quante delle une e delle altre riguarderanno Siena. Sono intenzioni, non obblighi. E le intenzioni, in un’operazione di questa scala, valgono finché serve il consenso; dopo, risponderanno ai piani industriali, agli analisti, alla prossima riorganizzazione.
La storia recente del Monte lo insegna con una precisione quasi crudele. A Siena sono state garantite molte cose: il controllo della Fondazione, la centralità della direzione generale, la banca del territorio. Ogni volta la garanzia è stata pronunciata con solennità e sciolta con discrezione, quando i rapporti di forza erano già cambiati e non c’era più nessuno a cui chiederne conto. Le promesse fatte alla città si sciolgono con la stessa rapidità con cui si è riunito il consiglio di Delfin.
Per questo la finestra è adesso, tra oggi e la chiusura dell’offerta, quando Intesa ha ancora bisogno di consenso e di un clima favorevole. Comune, Regione, Fondazione e Università dovrebbero chiedere un protocollo firmato: numero minimo di addetti del polo tecnologico e calendario delle assunzioni, elenco delle funzioni centrali trasferite con organici, consistenza dell’occupazione senese anno per anno, un comitato di verifica con dati pubblici e conseguenze in caso di mancato rispetto. Non è ostilità verso chi ha vinto. È l’unico modo per trasformare un comunicato in un impegno. Se Siena non lo fa ora, dopo non avrà più titolo per chiederlo.





