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19 Settembre 2023di Fabio Galati
L’idea di città che avanza dalla gran parte delle osservazioni al piano operativo è francamente preoccupante. Al netto di quelle di associazioni e comitati, la concezione di disegno urbanistico della città, che darà la sua impronta a Firenze per i prossimi 10-15 anni, pare incardinata su due binari: costruire case e realizzare nuove strutture per i turisti. Sulle prime ci sarebbe tanto da dire, ma per ora basti che l’attuale stato dei prezzi dovrebbe fare riflettere non tanto su “quanti” alloggi realizzare, ma a “chi” siano destinati. Di residenze di lusso ne abbiamo abbastanza, ora servono case abbordabili per chi campa del proprio salario. Ma è l’arrembaggio a tema turistico che sconforta: gli alberghi esistenti vogliono allargarsi, i proprietari di immobili con altra destinazione (pure l’università, ahimè, anche se per finanziare il trasloco di Agraria) vogliono far soldi realizzando hotel, le aziende agricole puntano a costruire per fare agriturismo. In tutto questo nel Piano operativo brilla l’assenza di proposte per quello che riguarda la produzione, la manifattura, l’industria. È la triste concretizzazione dell’idea che Firenze sia solo turismo, che Firenze campi di turismo, che possa nel futuro aggrapparsi solo al turismo. Ma è una bufala, di cui da anni è prigioniero il dibattito cittadino. Secondo le stime Irpet solo l’8,8% del Pil è prodotto dal turismo nel sistema locale fiorentino (Firenze più i Comuni vicini). Ammettiamo che prendendo in considerazione solo il comune di Firenze questa percentuale sia più alta. Ma anche se fosse il doppio, la verità è che questa città campa di altro. E se in un piano urbanistico non si riesce a pensare a questo “altro”, ci si incammina verso il disastro. Sì, il disastro. Perché 380mila persone non vivranno mai solo di turismo.
Quindi trasformare i palazzi o i capannoni ora abbandonati in strutture ricettive servirà solo a incrementare la rendita speculativa, ma non a dare un futuro a questa città. Dovremmo creare aree intere in cui agevolare la produzione di beni e servizi, gentrificare al contrario le aree abbandonate facilitando i giovani che vogliono creare startup, pensando a un sistema legato alle infrastrutture. E se è vero che la ridotta attenzione alla manifattura è un vizio originario del Piano operativo, è ugualmente vero che neanche dagli imprenditori della città è venuta una richiesta urbanistica che esprimesse l’esistenza di un’idea di sviluppo diversa dalla vivisezione del turista.