
Trump si è infilato nello stretto e non sa uscirne
18 Marzo 2026
All I Have To Do Is Dream – Everly Brothers
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La giornata si apre con un dato che pesa come un macigno: diciassette morti in un naufragio nel Mediterraneo, e di altri sessantadue si sono perse le tracce. A bordo di una nave umanitaria, nel frattempo, Hassan, Musa e Mohamed raccontano sogni semplici — lavoro, pace, un futuro — mentre le acque continuano a inghiottire vite senza che l’Europa trovi una risposta che non sia burocratica.
Sul fronte del Medio Oriente, la morte di Ali Larijani — figura centrale del regime iraniano, colpito in un raid israeliano — cambia il quadro regionale in modo imprevedibile. Si ragiona su una possibile missione Onu nel Golfo, ma la precondizione è una de-escalation che nessuno sembra in grado di garantire. Lo stretto di Hormuz resta il punto di pressione: chi passa, chi no, e quanto a lungo il mondo può permettersi questa partita. Un osservatore lucido nota che la guerra pensata per piegare Teheran sta invece logorando l’Occidente.
Da Kabul arriva una notizia che meriterebbe più spazio: quattrocento morti sotto le bombe pakistane, un ospedale distrutto, e il silenzio quasi totale dei media internazionali.
In Italia, il clima attorno al referendum sulla giustizia si è avvelenato. La campagna si è ridotta a slogan contrapposti, sottraendo agli elettori la possibilità di una scelta vera. Una democrazia che non sa spiegare se stessa ai propri cittadini è già a metà strada dalla sua crisi.
Infine, una nota di struttura sociale: per ogni giovane straniero qualificato che sceglie l’Italia, nove laureati italiani se ne vanno. Le città non attirano più i giovani — salari bassi, affitti alti, e forse qualcosa di più difficile da misurare: la sensazione che il futuro sia altrove.





