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Ieri la sentenza per Gjoni e Bozkurt. Per Kaja 21 anni. Tutti e tre restano in cella per «l’alto profilo criminale»
di Cristina Rufini
GROSSETO
A poco meno di due anni dall’efferato assassinio di Nicolas Mathias Del Rio, corriere di 41 anni, ieri è stata letta la sentenza di condanna di coloro che sono stati ritenuti i suoi aguzzini: l’albanese Klodjan Gjoni, il turco Ozkurt Bozkurt e il connazionale Emre Kaja. I primi due condannati all’ergastolo, con isolamento diurno per sei mesi, per essere stati ritenuti gli esecutori materiali dell’omicidio, coloro in sostanza che hanno soffocato il 41enne, due giorni dopo il rapimento a Villa Sallustri, nella soffitta dove era stato tenuto segregato, con mani e piedi legati e la testa coperta da un cappuccio con sopra un sacchetto di plastica. Il complice Kaja a 21 anni, 2 mesi e 20 giorni di reclusione per concorso anomalo nell’omicidio (che non ha commesso materialmente). Tutti condannati anche per rapina e altri reati connessi al piano ordito per rubare il prezioso carico che Del Rio stava trasportando sull’Amita: numerose borse griffate del valore stimato di 500mila euro circa. Tutti e tre, comunque, definiti dalla Corte – come letto ieri in aula dal presidente, il giudice Sergio Compagnucci – «con una spiccata capacità criminale», tanto da rendersi necessaria la custodia cautelare in carcere non solo per la rapina, ma anche per l’omicidio considerando che è stata raggiunta la prova della responsabilità. «C’è il fondato pericolo di fuga per tutti e tre – è stato puntualizzato – ma anche di reiterazione del reato». Quindi tutti e tre rimangono dietro le sbarre. Condannati anche al risarcimento dei danni alle parti civili costituite, con provvisionale di 400 euro per la moglie della vittima e 450 per il figlioletto di Del Rio, 200mila euro al padre. Tra 90 giorni le motivazioni della condanna, brevemente anticipate nell’ordinanza di mantenimento della custodia cautelare. Del Rio era stato rapito e tenuto sequestrato il 22 maggio del 2024 sull’Amiata mentre stava trasportando il carico di borse. Il suo furgone bloccato da Gjoni che aveva finto di avere bisogno di un passaggio e poi l’arrivo dei due complici. La segregazione in condizioni disumane, in una soffitta a Case Sallustri, e poi l’assassinio per eliminare l’unico che poteva accusarli. Il corpo gettato in un pozzo, dove fu ritrovato soltanto il 25 giugno 2024.





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