
Ciao Duccio
2 Aprile 2026
Palazzo Sansedoni aspetta. Tra statuto, tornelli e politica
2 Aprile 2026La proposta di ricollocazione individuale avanzata da Beko attraverso l’advisor Sernet è stata respinta dai sindacati con una chiarezza che merita rispetto. Non è un atto di chiusura: è un atto di memoria. La memoria di mesi passati a chiedere a un’azienda multinazionale di fare ciò che ogni impresa dovrebbe fare per definizione — garantire un futuro produttivo al territorio che l’ha ospitata, non soltanto accompagnare ordinatamente i propri dipendenti verso l’uscita.
La ricollocazione individuale è, nella sua logica, la forma più elegante di smobilitazione. Dice: non possiamo tenerti, ma ti aiutiamo a trovare un altro posto altrove. Tradotto: il sito di viale Toselli non ha futuro, Siena non ha futuro industriale, e ognuno si arrangi. È un’offerta che presuppone la resa come dato acquisito.
Ma Fiom, Fim e Uilm non hanno accettato questa premessa. Daniela Miniero, Giuseppe Cesarano, Massimo Martini parlano con voci diverse ma dicono la stessa cosa: la priorità è trovare un reindustrializzatore serio, non distribuire lavoratori come carte da una mano perdente. E hanno ragione. Perché il problema non è il singolo lavoratore — il problema è il tessuto produttivo di una città che non può permettersi di perdere un altro presidio industriale senza porsi domande strutturali sul proprio futuro.
L’appuntamento del 28 aprile al Ministero è ora il punto di riferimento. Sernet dovrà portare novità sostanziali, non rassicurazioni generiche. E l’accordo firmato — che prevede esplicitamente la riapertura del tavolo se entro settembre 2027 non sarà individuato alcun reindustrializzatore — non è una clausola tecnica: è un impegno politico che chi di dovere non può permettersi di dimenticare.
I lavoratori di Beko non chiedono favori. Chiedono che le istituzioni e l’azienda tengano fede a ciò che hanno firmato. È il minimo. Ed è già moltissimo, in un paese dove i tavoli di crisi si aprono con grande clamore e si chiudono nel silenzio.




