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C’è una data segnata sul calendario di Palazzo Chigi da tempo: il 4 settembre 2026. Quel giorno, se il governo regge, Giorgia Meloni batterà il record assoluto di longevità governativa della Repubblica, superando i 1.412 giorni del Berlusconi II. Sabato 2 maggio ha tagliato il traguardo intermedio: il governo Meloni è diventato ufficialmente il secondo esecutivo più longevo della storia repubblicana, superando il governo Berlusconi IV. La premier ha commentato su Instagram con sobrietà imposta dalle circostanze: «Non lo vivo come un traguardo da festeggiare, ma come una responsabilità ancora più forte verso gli italiani». Blasting NewsANSA
Il copione della longevità come argomento politico ha una sua coerenza interna: in un Paese che in ottant’anni ha prodotto 68 governi, durare è già di per sé un messaggio. Ma la longevità, come insegnano i medici, ha valore se accompagnata da buona salute. La battuta d’arresto più pesante è arrivata con il referendum costituzionale sulla giustizia del 22 e 23 marzo 2026. E le opposizioni non perdono l’occasione: Riccardo Magi, segretario di Più Europa, accusa: «quella del suo esecutivo è una longevità inutile, visto che nonostante la lunga permanenza a Palazzo Chigi, non ha prodotto alcuna riforma». Elly Schlein rilancia il salario minimo come cuneo, ricordando che ci sono quattro milioni di lavoratori poveri pur lavorando. SbircialanotiziaIl Messaggero
Il governo ha scelto di celebrare il Primo Maggio con due provvedimenti: il decreto lavoro e il Piano Casa. Il primo introduce il cosiddetto “salario giusto” — legato alla contrattazione collettiva nazionale e condizionato all’accesso agli incentivi: niente fondi pubblici a chi «sottoscrive contratti pirata e sottopaga i lavoratori». Il secondo, approvato il 30 aprile, mira a rendere disponibili circa centomila alloggi in dieci anni attraverso un programma di riqualificazione del patrimonio pubblico. ANSAGoverno
Due provvedimenti a vocazione pre-elettorale — si avvicina la fine della legislatura — ma tutt’altro che privi di tensioni interne. Al Consiglio dei ministri del 30 aprile si è consumato uno scontro tra Salvini e Giuli, arrivato a minacciare di non votare il piano per il ridimensionamento delle sovrintendenze nei lavori di recupero delle case popolari. «Basta spocchia», ha intimato Meloni. La compattezza celebrata all’esterno maschera, come sempre, le tensioni che si gestiscono all’interno. Ventidinews
Oggi Meloni è ad Erevan per l’ottava riunione della Comunità Politica Europea: 47 nazioni europee, con l’Ucraina, l’Iran e le loro ripercussioni economiche come temi centrali, e la novità della presenza del Canada di Mark Carney, prima volta in assoluto per un Paese non europeo. Nel pomeriggio si sposterà a Baku. Il motivo è esplicito: la visita si inserisce nella strategia per rafforzare la sicurezza energetica dell’Italia, in uno scenario segnato dalla crisi iraniana e dal blocco dello Stretto di Hormuz. L’Azerbaigian è il secondo fornitore di petrolio e gas all’Italia. Il Sole 24 OREIl Sole 24 ORE
Il viaggio dice molto sulla condizione in cui si trova il governo. Al primo piano di Palazzo Chigi riecheggiano le ultime bordate verbali di Donald Trump contro la sua ex alleata di ferro. I dazi al 25% sull’automotive europeo entrano in vigore proprio oggi. Il ministro dell’Economia Giorgetti porterà domani all’Ecofin del 5 maggio il tentativo di far considerare le spese energetiche come spese in sicurezza e difesa, argomento che ufficialmente non è nell’agenda della riunione. Nel frattempo si valuta una possibile revisione del PNRR per dirottare fondi sui settori più colpiti, dall’autotrasporto alle imprese energivore. Il MessaggeroANSA
Il quadro macroeconomico è quello di un paese che cresce poco — la crescita prevista si ferma allo 0,6%, e Giorgetti ha già messo le mani avanti: «chiedetelo a Trump, non a me» — in un contesto in cui i margini di manovra fiscali sono ridottissimi e il Patto di Stabilità europeo non lascia spazio a scostamenti di bilancio se non in caso di recessione conclamata. Il Fatto Quotidiano
La struttura di questa settimana italiana è, in fondo, quella di un governo che cerca di navigare tra il record da celebrare e il vuoto che quel record non colma. La longevità non è indifferente: produce stabilità istituzionale, capacità di interlocuzione internazionale, possibilità di programmare. Ma crea anche una zona d’ombra in cui le questioni irrisolte si accumulano. Il “salario giusto” non è il salario minimo che l’Europa raccomanda. Il Piano Casa non risolve la crisi abitativa dei giovani nelle grandi città. I dazi colpiscono un’industria manifatturiera — il nostro vero punto di forza — che non ha alternative immediate.
Meloni è ad Erevan a parlare di “Building the Future: Unity and Stability in Europe”. Il motto del vertice suona, visto da qui, come un augurio più che come una descrizione. Il futuro si costruisce, certo. Ma i materiali che abbiamo a disposizione sono più fragili di quanto il secondo posto in classifica voglia far credere.





