
the drifters – up on the roof
17 Maggio 2026
La provincia, 17 maggio 2026. Cronache da un territorio
17 Maggio 2026C’è un’istantanea, questa domenica di maggio, che ritrae Siena meglio di qualunque fotografia ufficiale. Non le torri, non la Piazza, non il Mangia che punta il cielo. L’istantanea è questa: la terza città più cara della Toscana, con un’inflazione al 3% e una stangata media di 811 euro a nucleo familiare; i piccoli negozi che chiudono e i fondi del centro storico che restano sfitti come bocche aperte; un congresso del Pd che — nel 2026, in piena crisi di tutto — si inceppa su una polemica tra “richiesta di posti” e “caduta di stile”; e una petizione su change.org firmata dai medici del policlinico per rimettere il nome “Santa Maria alle Scotte” su un’insegna da cui è sparito.
Quattro notizie, un’unica domanda: dove sta andando questa città?
Partiamo dai numeri, che non mentono anche quando fanno male. L’Unione nazionale consumatori, elaborando i dati Istat di aprile, colloca Siena al sedicesimo posto nazionale per aumento del costo della vita. Terza in Toscana, dietro Pistoia e Lucca. La spesa alimentare cresce del 3,3%, le utenze domestiche del 4,4%. Chi governa la città risponde con un assessore al Commercio che “fa un tour di ascolto” e annuncia un bando che “uscirà con tempistiche migliori”. Parole rassicuranti, fotogramma stanco. Intanto i fondi restano sfitti e le vetrine si svuotano.
Poi c’è la politica. Il Pd senese tiene il suo congresso provinciale: sfida tra Nico Bartalini e Giacomo Bassi. Un congresso che nasce già con la schiena curva, perché il centrosinistra deve prima vincerlo — il congresso — e poi aspettare il 2028 per provare a riprendersi un capoluogo che ha perso due volte. Due brucianti sconfitte, scrivono i giornali, con una locuzione che ormai è formula fissa, quasi un epitaffio ricorrente. Nel frattempo il dibattito interno si avvita attorno alla “vicesegreteria” e ai “vecchi metodi”. Bartalini dice che gli avversari del Pd non sono dentro il Pd, ma sono “le destre retrograde che amministrano Siena”. Bene, ma questo lo si sapeva. Cosa propone, invece, il centrosinistra? Su questo, le colonne dei giornali tacciono.
Accanto alla politica, la sanità. È scoppiata — ed è il caso di dirlo — la guerra dell’insegna: dall’ingresso del Policlinico è sparita la scritta “Santa Maria alle Scotte”, sostituita dalla fredda dicitura “Azienda ospedaliero-universitaria senese”. Un gruppo di medici ha risposto con una petizione su change.org. La questione arriverà in consiglio comunale giovedì 21 maggio. L’Aous si giustifica con la normativa regionale, come se la burocrazia fosse argomento sufficiente a liquidare nove secoli di storia. Santa Maria della Scala fu ospedale già nel 1090, quando il termine hospitalis in senso moderno viene attestato proprio qui, a Siena. Cancellare un nome da un’insegna non è solo questione di decoro: è segnalare con quanta disinvoltura si può smantellare l’identità di una città senza nemmeno accorgersene.
E infine, come contrappunto quasi beffardo, i giornali raccontano di chef stellati in piazza per il “Gusto Lovers” e della domenica di Contrade che prepara l’estrazione del Palio. Il calendario degli eventi c’è, dice l’assessore al Commercio. Bisogna crederci, “tutti”.
Siena è una città che porta il peso della propria grandezza senza sempre esserne all’altezza. Ha inventato la banca, il gotico civile, l’idea stessa di bene comune — quel Buon Governo di Lorenzetti che campeggia ancora in Palazzo Pubblico come monito e come promessa. Ma c’è distanza, sempre più nitida, tra l’affresco e la realtà: tra la città che racconta di sé e la città che vive davvero chi ci abita, chi ci lavora, chi fa la spesa e paga le bollette.





