
Siena, 17 maggio 2026. La città che si guarda allo specchio
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Se Siena è la città che si guarda allo specchio, la sua provincia è il territorio che non ha nemmeno lo specchio. Ce la racconta la rassegna stampa di questa domenica, e il ritratto è preciso: un gioielliere svaligiato per la quattordicesima volta, i cinghiali che aggrediscono un uomo e il suo cane a Colle di Val d’Elsa, i cantieri del teleriscaldamento di Piancastagnaio sabotati tre volte di fila, e cinquantasei famiglie sull’Amiata che rischiano di perdere il lavoro.
Partiamo dalla Val di Chiana. La titolare di “Martina Oro” di Sinalunga ha sfogato sui social la sua disperazione: quattordicesimo furto. Quattordici volte. Non è una notizia di cronaca, è la certificazione di uno stato di abbandono istituzionale. «Le leggi tutelano chi ruba», scrive. Si potrebbe liquidarla come sfogo di pancia — ma è difficile darle torto quando il numero raggiunge la doppia cifra e la risposta dello Stato continua a essere l’assenza.
A Colle di Val d’Elsa, un cittadino e il suo cane vengono aggrediti dai cinghiali durante una passeggiata. L’uomo precipita. L’emergenza ungulati nella provincia senese non è una novità — è una questione irrisolta da anni, su cui si fanno convegni, si firmano protocolli, si litiga tra cacciatori e animalisti, e nel frattempo la fauna selvatica colonizza le periferie e i boschi periurbani come se fossero terra di nessuno. Perché, di fatto, lo sono.
A Piancastagnaio il quadro è doppio, e vale la pena leggerlo insieme. Il cantiere del teleriscaldamento — opera PNRR, opera pubblica, opera pagata con soldi di tutti — ha subito per tre volte il taglio del cavo del semaforo, le transenne divelte, i veicoli passati sulla cementata fresca. Il sindaco Franco Capocchi ha annunciato la denuncia e il potenziamento dei controlli, con parole misurate e giuste. Ma la domanda che la cronaca non fa, e che vale la pena fare, è questa: da dove viene questa ostilità sistematica verso un’opera che dovrebbe portare benefici a tutti? Il Comune aveva organizzato un incontro pubblico per spiegare i lavori ai cittadini. Si sono presentati in due. Il rancore di qualcuno non si colma con le assemblee, e si manifesta nel modo più meschino possibile — tagliare un cavo, divellere una transenna, passare sulla cementata fresca.
E poi c’è via Buozzi. Sacchi di immondizia sul marciapiede, cartoni sparsi in mezzo alla strada, i cassonetti di SEI quotidianamente ignorati da chi lascia i rifiuti dove capita — alle sei del mattino, a notte fonda, nell’indifferenza più totale. L’amministrazione comunale ha scritto una lettera aperta ai cittadini, pubblicata sui social, che vale la pena leggere per intero perché è rara nella sua onestà: «Le immagini di via Buozzi non raccontano un fallimento del servizio. Raccontano il cortocircuito tra una comunità che chiede qualità urbana e una minoranza di comportamenti che quella qualità la distrugge ogni mattina». E ancora: «Un paese si rispetta. Via Buozzi può essere diversa. Dipende da tutti». Parole giuste, tono giusto. Il problema è che chi dovrebbe leggerle probabilmente non le legge — o le legge e non cambia nulla. Piancastagnaio in questo momento racconta due storie parallele: un’amministrazione che lavora e una frangia di cittadini che smonta il lavoro, pezzo per pezzo, ogni notte.
E poi c’è la questione più pesante, quella che occupa l’ultima riga di un discorso congressuale e meriterebbe invece una pagina intera: i cinquantasei lavoratori di Acqua&Sapone a Piancastagnaio. Cinquantasei famiglie su un territorio già fragile, già segnato dalla dismissione industriale, già in bilico tra il peso di essere periferia e la speranza di non esserlo per sempre. Bartalini li cita quasi di passaggio, dopo Electrolux e prima della retorica sull’unità del partito. Ma quella vertenza è lì, concreta e urgente, e le aperture che si intravedono — perché qualcosa si muove — non bastano ancora a sciogliere l’ansia di chi aspetta notizie sul proprio futuro da un territorio che non può permettersi altri abbandoni.
La provincia senese non è soltanto paesaggio, Brunello e agriturismo. È anche questo: una gioielliera che conta i furti sulle dita di due mani, un uomo che cammina nel bosco con il suo cane e torna a casa ferito, un sindaco che denuncia ignoti e spera che qualcuno ascolti, cinquantasei persone che aspettano notizie sul loro futuro. Sono storie che non finiscono in copertina. Restano nelle pagine interne, dove di solito finiscono le cose che contano davvero.





